Venerdì la Supercoppa Italiana verrà disputata in Qatar per la seconda volta nella sua storia. Di fronte la Juventus in qualità di vincitrice di Scudetto 2016 e Coppa Italia 2016, e il Milan in qualità di finalista della scorsa edizione della Coppa Italia.

L’esperienza precedente fu quella del 22 dicembre 2014 e fu probabilmente una delle più interessanti sfide degli ultimi anni. Il Napoli vinse ai rigori aggiudicandosi il trofeo dopo una gara apertissima e combattuta fino all’ultimo.

Anche per questo la suggestione di una Supercoppa Italiana giocata sempre a dicembre, come tradizionale rito di conclusione dell’annata calcistica, è parso interessante.

Ma non tutti sono d’accordo. In Lega – come riportato dall’edizione odierna di Repubblica – la Juventus ha presentato un progetto alternativo: giocare in agosto vicino a posti di villeggiatura, organizzando un grande evento di inizio stagione che attiri pubblico e compensi in questo modo il premio che viene devoluto (in questo caso dagli emiri) per chi partecipa.

Inventato nel 1988 su imitazione del Community Shield, che però si gioca dal 1908 e regolarmente a Wembley (salvo sette motivatissime eccezioni), è man mano andato a cercare denaro da un continente all’altro. A Washington (1993: Milan-Torino 1-0) e nel New Jersey, a Tripoli dove Gheddafi fece colorare con la vernice verde l’erba rinsecchita e a Pechino (tre volte), dove ci sono state le partite e la risonanza migliori.

Invece da Shanghai, l’anno scorso, rimbalzarono immagini di un campo impresentabile curate da una regia ridicola. I cinesi, tra l’altro, devono finire di saldare conti: manca ancora l’ultima rata, più o meno il 20% dei 3,3 milioni che avevano promesso di pagare per portarsi in casa Juve e Lazio nell’agosto del 2015.

Dal Qatar, la Lega (che trattiene per sé il 10% e divide in parti uguali tra i due club il 90% che resta) ottiene qualcosa in meno di tre milioni, ma intravede prospettive commerciali più ampie: è senz’altro più bassa l’audience popolare (il mercato non è quello cinese, insomma), ma l’obiettivo è mettersi in vetrina per vendere bene, in futuro, i diritti televisivi della Serie A in Medio Oriente, che oggi appartengono a BeIn Sport.

È un mercato da 30-40 milioni potenziali. Ma è anche vero che solamente noi e i francesi (che dal 2009 girovagano tra Canada, Tunisia, Marocco, Usa, Gabon, Cina e Austria) esportiamo la Supercoppa: i tedeschi la giocano in casa del detentore della Coppa di Germania, gli spagnoli in gara di andata e ritorno e gli inglesi guai a schiodarli dal loro tempio.

Juve e Milan si imbarcheranno per Doha, ognuno sul suo charter, domani pomeriggio: pagano tutto gli emiri, volo, vitto e alloggio inclusi.

Intanto le due contendenti si preparano anche mediaticamente all’evento. “Oggi il complesso del Milan deve essere preso ad esempio – ha detto l’ad della Juventus, Beppe Marotta -, ha dimostrato con l’organizzazione di gioco, che è merito di Montella, e con una società alle spalle che soffre di mancanza di identità, di fare molto bene”.

“In queste situazioni capita spesso nel calcio che i giocatori diano il massimo di se. Sono liberi e spensierati. E’ un Milan diverso da quello degli anni ’90 che ha vinto tutto, con una certa facilità, ma sta recitando un ruolo importante nella valorizzazione dei propri talenti”.

“Contro la Juve non basta essere al 90%, ma al 100% e anche di più – è invece l’opinione di Vincenzo Montella, tecnico del Milan -. Non mi sono mai iscritto al partito di chi odia la Juve. Vincere sarebbe una bella storia, per la squadra, per Berlusconi, e anche per me, per questo gruppo”.

Montella che ha anche parlato del rapporto col suo presidente: “Berlusconi ci capisce, e’ democratico. Alcuni consigli sono molto interessanti ma la quotidianita’ ce l’ho io, quindi ascolto ma valuto nella sua interezza. Non e’ sbagliato dire che quelli davanti possono giocare come dice lui, pero’ ci sono anche gli altri da valutare”.

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