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Torna la NBA: nella notte infatti la sfida tra Cleveland Cavaliers e New York Knicks darà ufficialmente il via alla regular season 2016/17. Si riparte, quindi, dai Cavs campioni in carica, mentre domani sarà il turno dei Golden State Warriors, in campo contro i San Antonio Spurs.

Una stagione che sarà ricordata anche dal punto di vista economico. L’accordo per i diritti tv da 24 miliardi di dollari complessivi (circa 2,5 miliardi annui) firmato nel febbraio 2015 ha infatti fatto cadere una cascata di soldi sulla Lega, e di riflesso quindi anche a squadre e giocatori. Come dimostrato dall’aumento del salary cap, passato dai 70 milioni di dollari del 2015/16 ai 94 milioni di dollari attuali. Un bel salto in avanti.

Gli stipendi per la stagione che sta per cominciare, così, si avvicinano ai 3 miliardi di dollari (2,9): la squadra che spende di più sono i proprio i Cleveland Cavaliers campioni in carica, seguiti dai Los Angeles Clippers e dai Portland Trail Blazers.

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Si va così dai 122 milioni di dollari complessivi dei Cavaliers fino ai “soli” 74 milioni dei Philadelphia 76ers, che chiudono la classifica. In media, quindi, ciascuna squadra spende 100 milioni di dollari: cifra leggermente superiore ai 94 milioni di salary cap, ma, trattandosi di un soft cap, le società possono anche sforare questa cifra, fino ad un massimo di 113.3 milioni.

Chi supera questa soglia, si ritrova costretto a pagare una luxury tax. Con l’aumento del cap, però, le cifre delle varie luxury tax dovrebbero abbassarsi: nel 2013/14, ad esempio, i Brooklyn Nets avevano pagato 86 milioni di dollari di “tassa” su un monte ingaggi di 100 milioni, mentre nella scorsa stagione i Cleveland Cavaliers per arrivare al titolo avevano sborsato 54 milioni. In questa stagione dovrebbero essere solo 3 le franchigie a doverla pagare: oltre agli stessi Cavs (tra i 16 e i 25 milioni) anche Clippers (tra 8 e 14) e i Trail Blazers (tra i 2 e i 4). C’è anche chi dovrà pagare più del suo attuale monte ingaggi: secondo le regole dell’NBA, infatti, il salario minimo per la stagione è di 84 milioni, per cui chi è al di sotto di questa soglia dovrà comunque distribuire la differenza ai propri giocatori.

Passando appunto ai giocatori, il re in questo caso è (ancora) LeBron James: il 23 dei Cavs infatti incasserà quasi 31 milioni di dollari, e il suo ingaggio potrebbe salire fino a 35 milioni nel caso in cui decidesse di far scattare l’opzione sul contratto anche per il 2018/19.

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La classifica dei primi 30 si chiude con Ryan Anderson, ala grande passato in estate agli Houston Rockets, con un contratto da 18,7 milioni di dollari. Grande interesse soprattutto per i Golden State Warriors di Durant e Curry: nella classifica del monte stipendi la franchigia della Baia di San Francisco è solo 17ª, con l’ex OKC secondo alla pari tra i più pagati e l’MVP in carica è addirittura 84° a 12 milioni di dollari (ma l’anno prossimo arriverà il rinnovo).

 

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