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Il trofeo della Champions League (Insidefoto.com)

Il calcio italiano non vive una fase di crisi destinata a durare per-sempre, ma con “2-3 elementi correttivi” può riposizionarsi in vetta tra i campionati più belli al mondo. Andrea Agnelli, parlando con i giornalisti dopo l’Assemblea degli azionisti tenutasi oggi a Torino, non giudica tetro il futuro del pallone made in Italy, anzi crede che il calcio possa ritornare a conquistare la sua posizione ‘naturale’ grazie alla nuova organizzazione del più importante torneo d’Europa. “Il potenziale italiano – dice Agnelli – è enorme e la distanza dalla sua massima dimensione raggiungibile è ancora molto elevata“.

L’obiettivo dei club di A deve essere quello di accorciare il divario “nel giro di pochi anni” e arrivare a portare presto “2-3 squadre italiane nei quarti di finale di Champions League”. Una mano piuttosto robusta al sogno del presidente bianconero la dà la nuova struttura della vecchia Coppa Campioni che dal 2018 prevede che siano quattro le squadre della A qualificate direttamente alla fase a gironi della UCL: “Nel calcio italiano i tifosi ci sono, abbiamo un gioco tra i migliori, c’è passione: bastano 2-3 elementi correttivi e può tornare a essere il numero 1 al mondo”, sottolinea Agnelli.

Agli occhi del massimo dirigente bianconero sembra che “innovazione” e nuova UCL possano bastare a scacciare le sirene di una Superleague, ma certo la Champions dovrà imparare a migliorare se stessa soprattutto dal punto di vista delle revenue.

Nel suo lungo intervento in Assemblea, Agnelli aveva sottolineato la profonda differenza tra la finale della Coppa e il Superbowl USA, per evidenziare la straordinaria capacità degli Americani nel generare ricavi: “L’audience della finale di Champions League è di 180 milioni contro i 140 milioni di audience del Superbowl. Quello che deve fare riflettere è che la Champions fattura 2,4 miliardi di euro, mentre l’NFL 5 mld di euro: il doppio, a fronte di un evento conclusivo inferiore e di un bacino di utenza che è un decimo di quello del calcio”.

La nuova formula del torneo, per come la vede Agnelli, potrà aiutare la Champions a smarcarsi dalla sua dimensione prettamente europea, per la composizione del fatturato e per “la fruibilità del prodotto che si gioca al martedì e al mercoledì sera alle 20.45, quando in America stanno lavorando o quando in Asia stanno dormendo”, dice Agnelli. La nuova UCL apre a nuovi orari per il kick off (18.30 e 20.45), impone “una nuova distribuzione del fatturato e vede l’inserimento di una quota per il ranking delle società”, oltre a “un’access list modificata” che premia i più importanti quattro tornei europei.

L’Italia, come noto, ne beneficia insieme a Inghilterra, Spagna e Germania a discapito della Francia e delle altre ‘piccole’ federazioni. Anche per questo Agnelli mostra fiducia per il pallone di casa e affida il compito di traghettare il calcio nel futuro (con sorpresa) a Carlo Tavecchio e Michele Uva, presidente e direttore generale della FIGC. Dopo due anni e mezzo di lavoro, sottolinea Agnelli, questo ticket – al quale lui si era opposto nel 2014 – ha “una conoscenza della macchina superiore rispetto al passato e una maggiore consapevolezza dei problemi”. Questo rappresenta una “garanzia sulle riforme annunciate e mai realizzate” di cui il calcio italiano ha bisogno.

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