La domanda che molti tifosi rossoneri si sono posti in questi mesi è legittima: chi sono gli investitori che hanno sottoscritto quote del veicolo Sino-Europe Sports Investment destinato a rilevare il controllo del Milan?

Per ora, da comunicato stampa Fininvest dello scorso 5 agosto, si sa solo che nel gruppo di investitori ci sono Haixia Capital, fondo di Stato cinese per lo Sviluppo e gli Investimenti, e Yonghong Li, chairman della management company, che è stato fra i promotori del gruppo con cui Fininvest ha lungamente trattato fino alla firma odierna.

L’elenco completo degli investitori, scrive oggi il quotidiano Milano Finanza, sarebbe già stato compilato e reso noto a Fininvest e alla banca d’affari Lazard, che assiste la holding della famiglia Berlusconi nell’operazione (Rothschild e lo studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners assistono invece Sino-Europe), ma finora nulla è trapelato, alimentando dubbi sul possibile esito della trattativa.

La lista completa dei possibili futuri azionisti del Milan, scrive Repubblica, non dovrebbe essere resa nota nelle fasi precedenti il closing, nonostante la richiesta di maggiore chiarezza da parte di tifosi e commentatori italiani.

Anzi – fa notare ancora Repubblica – i nomi di alcuni azionisti della cordata guidata da Sino Europe potrebbero restare coperti anche dopo la firma sul contratto definitivo per la cessione del 99,93% delle quote del club.

La mancata disclosure dovrebbe riguardare alcuni investitori del fondo semi-pubblico Haixia, veicolo finanziario su cui è imperniata l’operazione.

Secondo fonti vicine agli acquirenti del Milan citate da Repubblica, trattandosi di componenti di un fondo non dovrebbe essere necessario comunicarne i nomi nonostante la normativa Figc che obbliga a trasmettere alla Lega informazioni dettagliate entro 30 giorni dal cambio di proprietà di un club di Serie A.

Come funziona il regolamento Figc sulla trasparenza

Questo regolamento, emanato dopo l’arresto dell’allora presidente del Parma Giampietro Manenti anche per impedire attività di riciclaggio di capitali attraverso l’investimento in società di calcio professionistico, prevede infatti che chiunque acquisti una quota superiore al 10% di un club (è il caso di Sino-Europe che acquisirà il 99,93% del Milan) debba presentare alla Lega la dichiarazione di almeno un istituto di credito di primaria importanza nazionale e/o estera, con il quale abbia rapporti economici da almeno un anno, che attesti che il soggetto acquirente disponga di «una buona base finanziaria» e che riscuota «stima e considerazione presso gli operatori finanziari ed economici», che sia, sotto il profilo bancario, meritevole di credito e che abbia sempre fatto fronte ai propri impegni con regolarità e puntualità.

Non solo; la banca-sponsor deve anche attestare che il soggetto acquirente è in possesso della capacità finanziaria per fare fronte all’impegno assunto, ma soprattutto «che le risorse finanziarie impiegate nell’acquisizione provengano dall’attività economico-sociale dell’acquirente o dalla disponibilità di altre fonti lecite indicate».

Quest’ultimo passaggio è quello più rilevante per avere una piena informativa sui futuri assetti proprietari del Milan. Se infatti la Lega di Serie A si accontenterà di ottenere la certificazione richiesta solo per il veicolo con cui verrà acquistato il 99,93% e non si farà indicare nel dettaglio, come previsto dal regolamento, la provenienza ultima dei capitali utilizzati per l’acquisizione, i dubbi continueranno ad aleggiare su una delle principali operazioni di M&A del 2016 e sul calcio italiano più in generale.