Diritti tv Giro d’Italia – Urbano Cairo, dopo aver conquistato il controllo del gruppo Rcs, torna con forza sul tema di una migliore valorizzazione economica del Giro d’Italia e punta a colmare il gap in termini di ricavi che ancora separa la corsa ciclistica rosa dal Tour de France.

«Ne ho parlato molto durante la mia offerta pubblica di acquisto di Rcs perché non mi capacitavo di quanto fosse alta la differenza di fatturato tra il Giro e il Tour», ha ricordato Cairo intervistato dalla Gazzetta dello Sport (giornale controllato da Rcs, ndr), «Il fatturato, che arriva dai diritti televisivi italiani e esteri, dalle tappe, dagli sponsor, esprime la tua capacità di fare una competizione sempre più bella. E avere un gap così elevato mi stupiva molto. Dagli Anni 60 in poi, il Giro non era da meno del Tour».

L’editore alessandrino, che ha già dimostrato le proprie capacità di risanatore rilanciando la televisione de La7, ritiene che il ciclismo possa rappresentare uno spettacolo analogo a quello di altri sport che riscuotono ampio seguito in televisione. «Vorrei vivere la gara come quelle della MotoGp, dove sembra che tu stai addosso al pilota», ha spiegato Cairo, «Significa telemetria, grafica, numeri, che rendano la corsa sempre più appassionante. Significa una televisione che possa aggiungere qualcosa di importante alla competizione».

La ricetta del presidente del Torino per rilanciare il Giro non passa solo dalla presenza in gara dei migliori corridori ma anche da migliori riprese, migliori tecnologie «e tutto quanto può migliorare questa corsa così bella».

Ma per investire di più occorre anche incassare di più. Di qui l’idea di Cairo di valorizzare al meglio i diritti tv del Giro.

«Giro vuol dire una televisione italiana generalista, vuol dire pay­tv, vuol dire tv in tutti i Paesi del mondo. C’è un numero incredibile di persone che seguono il ciclismo. Tutto è possibile. La Rai non è affatto pigra. Ci devono essere offerte che valorizzino il prodotto trasmesso e nessuno deve essere avvantaggiato. L’obiettivo è dare una qualità maggiore alle corse che abbiamo. Dare al Giro la maggiore e migliore visibilità possibile. Sì, pensiamo anche a un possibile spacchettamento delle nostre corse. Quello che conta è la valorizzazione. Mi chiedete se La7 può essere interessata? Certo. La7 è una cosa diversa, ma se si vuole candidare va benissimo, sempre per raggiungere quell’obiettivo, e comunque La7 dovrà fare un’offerta molto competitiva».

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