bando diritti tv serie a 2018 2021
(Insidefoto)

L’annuncio della riforma della prossima Champions League che vedrà in campo quattro squadre italiane ha subito aperto anche un nuovo capitolo legato a quella che sarà l’asta dei prossimi diritti tv.

Mediaset ha sborsato per il triennio 2015-2017 ben 660 milioni di euro (di questi poco meno della metà sono destinati al market pool delle squadre italiane mentre gli altri, al netto delle spese, vanno ad alimentare il ricco montepremi della competizione, diviso soprattutto in premi a vittorie e qualificazioni).

Gli osservatori si stanno già interrogando su cosa potrebbe succedere nella primavera del 2017, quando la nuova asta assegnerà i diritti per il triennio 2018-2021, ovvero per le edizioni 2018-2019, 2019-2020 e 2020-2021.

Al momento si sa molto poco, anche perchè l’Uefa deve ancora ufficializzare non solo i pacchetti di vendita, ma anche i dettagli su tutte le partecipazioni alle coppe, i ranking, i nuovi principi di divisione del montepremi.

Lo dovrebbe fare a dicembre, la data più gettonata è quella del 12, quando ci sarà il sorteggio per i playoff di Champions ed Europa League.

Qualche valutazione si può, tuttavia, già fare. In base a quanto accaduto nel mercato, con una premessa: è presto dire se ci sarà un incremento dell’esborso complessivo delle tv o se ci sarà una contrazione complessiva.

Il primo dato evidente, con riferimento all’Italia, è il maggiore appeal di edizioni con 4 squadre italiane certamente nei gironi.

Significa 3 edizioni con 4 squadre con un aumento del 40% rispetto agli ultimi 5 anni (quando le italiane sono state in totale 12), mentre nell’ultimo triennio (quest’anno compreso) sono state 7 le italiane comprese.

In pratica le tv avranno un minimo garantito di 24 partite di squadre italiane in ogni edizione (con la ferrea divisione di 2 gare il martedi e 2 il mercoledi sera), a cui aggiungere i play off che destano interesse sia per le italiane che per le supersfide che arrivano dai quarti di finale in poi.

Quel che ancora non è dato sapere è come sarà “pacchettizzata” la competizione.

Fin qui l’UEFA ha venduto la Champions League in un pacchetto unico. Ma lo scorso anno sono arrivate – proprio dalla federazione europea – le prime riflessioni negative. E’ accaduto nei confronti dell’inglese BT Sport che, non trasmettendo le partite in chiaro se non quando obbligatorio, avrebbe penalizzato secondo l’UEFA la visibilità della competizione. Va ricordato che prima di BT in Inghilterra le partite andavano su Sky che poi cedeva pacchetti di gare in chiarmo all’emittente privata ITV.

Anche per questo BT da quest’anno trasmette alcune partite della Champions league in streaming su Youtube (con visione limitata al territorio del Regno Unito).

E qui si apre l’altro capitolo: il triennio 2018-2021 della Champions league potrebbe presentare l’importante novità dei diritti di trasmissione in streaming.

Quel che è chiaro in questi ultimi anni è che a far scuola è stata la Premier League, che nel triennio 2016-2019 ha ottenuto un +70% dei ricavi. CF – calcioefinanza.it ha già raccontato come questo è stato possibile: la divisione in più pacchetti, con partite solo in esclusiva ma nessuna emittente che può trasmettere il 100% delle sfide, è stata decisiva per il salto di qualità.

Cosa potrà accadere ora? Ipotizzare un triennio da un miliardo di euro è del tutto prematuro. Le difficoltà naturalmente sono legate anche alla estrema turbolenza del mercato televisivo europeo, non solo in Italia.

Chiaro che – con riferimento al nostro Paese – il numero dei competitor sul mercato in grado di fare una offerta finirà per influenzare tutto.

Un conto è avere una piattaforma, un conto averne due. Un conto è andare a tentare l’all-in per trasmettere il 100%, un conto è avere un competitor che trasmette in chiaro, un conto ancora è aggiudicarsi i diritti satellitari ma dover correre una gara a parte anche per quelli in streaming.

Iniziative come DAZN, la piattaforma streaming lanciata da Perform nel mercato di lingua tedesca e subito protagonista con l’acquisizione di campionati come Serie A, Liga e Premier League in quelle aree, rendono già attuale uno scenario del tutto nuovo e per molti aspetti sconosciuto.

Proprio per questo difficilmente l’UEFA lascerà tutto come ora e punterà ad allargare la platea dei possibili offerenti.

L’obiettivo ovviamente è quello di massimizzare i ricavi. E di certo l’allargamento della partecipazione di italiane e inglesi (ricordiamo che la vicinanza nel ranking avrebbe potuto ipoteticamente ridurre il contingente anglosassone) già strizza l’occhio ai mercati più ricchi.

Insomma, se miliardo sarà, molto più facile arrivarci con una somma di diversi pacchetti di diverse realtà più che con l’esborso di quasi 350 milioni a testa da parte di una singola piattaforma.