Un Paese esterofilo che spesso cade nell'”esterofollia”. Anche – e soprattutto – a livello calcistico.

L’Italia è l’unico paese in Europa in cui i giovani Under 22 stranieri giocano più degli Under 22 italiani.

Non solo i nostri giovani vengono valorizzati pochissimo, ma subiscono anche una ingiustificata concorrenza di calciatori importati e che – come pare naturale, e non sarebbe nemmeno da dire – non sempre hanno le caratteristiche di Dybala e Pogba.

I dati sono presi da un recente studio del CIES, il centro studi svizzero che analizza gli aspetti tecnico – economici del calcio, ed evidenziano l’anomalia italiana.

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L’Italia è al quintultimo posto per l’utilizzo di giovani Under 22. Un 7,5% sicuramente non esaltante ma che va contestualizzato: nei maggiori campionati siamo abbastanza in linea con Spagna (9,6%) e Inghilterra (7,5%).

La Francia e la Germania stanno comunque nella seconda metà del tabellone europeo ma con percentuali migliori.

Quel che piuttosto stride è altro.

Siamo l’unico Paese in Europa in cui i giovani italiani hanno un minutaggio inferiore a quello dei giovani stranieri. Secondo gli ultimi dati disponibili i nostri giocatori hanno avuto il 3,3% dei minuti in campo mentre i pari età stranieri il 4,2%.

Un 3,3% peraltro che è anche il dato peggiore a livello europeo.

E questa è una doppia anomalia che non si può giustificare in alcun modo: è del tutto naturale che siano i prodotti autoctoni ad avere più spazio, come succede in ogni Paese. Da noi il dato sembra quasi evidenziare un ostracismo nei confronti dei giovani italiani cresciuti nei vivai.

Da qui in poi tutto si può dire: che servono le squadre B, che bisogna riformare la Primaversa, che i giocatori non sono pronti e ogni altra legittima opinione.

Ciò che invece va capito e, possibilmente cambiato, è semplicemente un dato: perchè in tutta Europa i giocatori nazionali hanno un indice di utilizzo superiore agli stranieri e da noi no?