Bilancio Genoa 2015 in rosso di 10,5 milioni: nemmeno le plusvalenze aggiustano i conti

Bilancio Genoa 2015, nonostante le ingenti plusvalenze la società di Enrico Preziosi ha chiuso in perdita il rendiconto finanziario al 31 dicembre 2015.

Come riporta La Repubblica, sabato scorso è stato…

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Bilancio Genoa 2015, nonostante le ingenti plusvalenze la società di Enrico Preziosi ha chiuso in perdita il rendiconto finanziario al 31 dicembre 2015.

Come riporta La Repubblica, sabato scorso è stato approvato il bilancio 2015 del club rossoblu, chiuso in rosso: si tratta del terzo esercizio in perdita nelle ultime quattro annate (solo nel 2013 aveva chiuso in sostanziale pareggio, la perdita in questo quadriennio è complessivamente di 50 milioni di euro). Ricavi e costi si sono sostanzialmente pareggiati (100.629.423 € il valore della produzione, 99.310.661 € i costi), soprattutto però grazie ai proventi da plusvalenze, che hanno generato 30.884.078 € di ricavi dell’anno 2015 (derivanti dalle cessioni di Sturaro, Pinilla, Antonelli, Kucka, Bertolacci e Iago Falque).

Bilancio Genoa 2015, il peso delle plusvalenze

Eppure non è bastato, perché per approvare il bilancio è stato necessario inserire anche le plusvalenze delle cessioni di Perotti alla Roma e Mandragora alla Juventus, 15 milioni e mezzo anticipati nella gestione 2015 (nonostante siano avvenuti nel gennaio 2016), operazioni che “hanno ripristinato l’integrità patrimoniale”, si legge nel bilancio. Plusvalenze fondamentali anche perché “a differenza di quanto avvenuto nell’esercizio precedente, il riequilibrio patrimoniale della società è avvenuto senza il ricorso ad apporti di capitale dell’Azionista di riferimento bensì attraverso la realizzazione di importanti plusvalenze nel corso dell’ultima campagna trasferimenti invernale”. Per quanto riguarda i debiti, in calo quelli verso i fornitori (da 24.214.817 € a 7.656.135 €), in crescita invece quelli tributari (da 47.236.615 € a 60.039.704 €).

La strada per il risanamento, però, non è ancora conclusa. L’obiettivo resta quello dell’autogestione, senza ulteriori investimenti dell’azionista di riferimento, attuabile attraverso la permanenza in Serie A (la salvezza già ottenuta dalla squadra di Gasperini), ulteriori cessioni per plusvalenze, un aumento dei ricavi da diritti tv (che saliranno nel prossimo triennio), ulteriori tagli dei costi, sia per quanto riguarda i costi del personale che quelli degli ammortamenti. A fronte, però, di investimenti nel settore giovanile perché fondamentale per l’autofinanziamento resta la crescita dei giovani.