Mediaset Premium Vivendi liquidità – Una dote di 120 milioni di euro. E’ quanto Mediaset ha versato nelle casse della pay-tv Premium prima di cederla ai francesi di Vivendi nell’ambito dell’alleanza strategica, suggellata con uno scambio azionario, finalizzata a dare vita a un polo paneuropeo dei contenuti a pagamento. Con la liquidità iniettata da Mediaset nelle casse della pat-tv italiana, il gruppo transalpino presieduto da Vincent Bolloré e guidato dall’amministratore delegato Arnaud de Puyfontaine si è così assicurato una dote di liquidità che consentirà a Vivendi di fare fronte a due anni di ulteriori perdite di Premium, prima di portarla al pareggio nel 2018.

Oltre a Premium, infatti, Vivendi deve anche affrontare il rilancio di Canal+ sul mercato francese. Come evidenziato da Milano Finanza di sabato, se a livello consolidato, grazie alla presenza in Polonia, Vietnam e Nord Africa, Canal+ macina ricavi (5,513 miliardi, 1,1% rispetto al 2014) e ha margini comunque rilevanti (l’ebita l’anno scorso è stato di 454 milioni), a zavorrare i profitti sono i sei canali gestiti in territorio amico.

 

Lo scorso anno il business francese ha registrato un ebita negativo di 264 milioni, risultato peggiore del -188 milioni del 2014. L’anno in corso non sembra poter andare meglio, anzi: i vertici di Vivendi hanno annunciato che il rosso potrebbe salire a 410 milioni di euro.

Per invertire il trend Bolloré punta a chiudere a breve l’alleanza con BeIn Sports, il gruppo televisivo creato da Al Jazeera che ha rosicchiato abbonati a Canal+, scesa a 8,46 milioni di clienti complessivi (5,7 milioni le famiglie). La trattativa tra i due gruppi è su base quinquennale, riguarda tutte le piattaforme distributive ed è incentrata la mole di diritti tv che BeIn ha in portafoglioQuesta soluzione potrebbe portare Canal+ verso una maggiore sostenibilità industriale.

Fusione Canal+ beIN Sports, il quadro dei diritti tv del calcio in Francia
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Da qui parte il progetto di integrazione e rilancio di Premium in Italia: operazione complessa sia per i problemi in casa francese sia per quelli della tv di Cologno che ha perso quasi 84 milioni l’anno scorso e ha investito più di 1,6 miliardi per comprare i diritti della Champions League per il 2015-2018. L’intesa definita tra Bolloré e Pier Silvio Berlusconi è però più ampia e riguarda la costituzione di una piattaforma per la distribuzione di contenuti anti-Netflix e la creazione di una società per produzione di contenuti tv.

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In questo scenario finanziario si inserisce la multa da 51 milioni inflitta a RTI/Mediaset Premium dall’Antitrust e il rinnovo della sfida con Sky Italia per i diritti tv del prossimo trienni: bisognerà assegnarli nel 2017. Vivendi, insomma, deve riuscire ad accrescere i ricavi incrementando il bacino di abbonati senza tagliare i costi, sostiene Milano Finanza, ossia senza rinunciare ai diritti. Per farlo, sostengono gli esperti del settore e gli analisti, altro modo non c’è che allearsi con un operatore di tlc: un’opzione potrebbe essere proprio Telecom Italia.