Mondiale del centenario in Cina il vero obiettivo degli investimenti cinesi. Xi Jinping sta sferrando un proprio e vero attacco al calcio mondiale e come prima mossa ha deciso di lanciare in orbita quello del suo paese. Ha reso obbligatoria l’ora di calcio nelle scuole, quindi ha dato mandato per organizzare stage e corsi professionali istruendo le compagnie statali di procedere al finanziamento dei club affinché possano portare nella Superlega cinese i migliori calciatori del mondo. E i suoi investimenti in termini politici, culturali ed economici, hanno un obiettivo solo: portare in Cina il mondiale del Centenario. Come scrive oggi il quotidiano Il Giornale.

Xi Jinping sapeva due cose: ci sarebbero voluti tanti soldi e amicizie giuste. In un solo mese i club cinesi hanno speso 260 milioni durante la sessione invernale del mercato, contro i 314 dei cinque maggiori campionati europei. Il secondo colpo è arrivato da Wang Jianlin proprietario del gruppo Wanda che sta scalando il potere del calcio a passi da gigante.

Tutto si è incastrato perfettamente, Jianlin prima ha sfruttato lo scandalo Blatter con il disimpegno di sponsor storici che avevano finanziato la Fifa per anni come Emirates e Sony. Poi con una federazione internazionale impoverita ha tenuto sotto stretta sorveglianza l’Isl, società in quota Fifa che si occupava di diritti tivù e quanto gravita attorno all’evento calcistico.

Società misteriosamente fallita e rimpiazzata dalla Infront di cui Jianlin deteneva più dei due terzi. Il colpo finale è stato ridurre Infront ad azienda della Wanda ora main partner Fifa. Wanda detiene i diritti televisivi per i prossimi anni fino ai mondiali del 2022 per il mercato asiatico, da assegnare i due slot del 2026 e del 2030, quelli del Centenario, e il presidente Xi Jinping ha un solo obiettivo: fare della Cina il paese di quel mondiale.

E Pechino, candidata ai Giochi invernali del 2022, potrebbe diventare la prima capitale ad ospitare entrambe le edizioni. Questo a grandi linee quanto è già accaduto, sta accadendo e sta per accadere, in soldoni, tanti, tantissimi, un’infinità, tanto che Wang Jianlin si permette anche giochini hard a rischio zero.

La Premier è assieme alla Champions il campionato più seguito in Cina e sta per incassare nel prossimo triennio circa 7 miliardi lire dalle tivù, una cifra pazzesca che ha spinto i club a investire oltre ogni ragionevole dubbio per non retrocedere in Championship e perdersi la torta. Un flusso di denaro esagerato.

In tutto questo non è stato estraneo Jianlin assieme al suo amico Jorge Mendes, proprietario della Gestifute, titolare di quasi l’80 per cento dei movimenti del calcio cinese. La Cina vuole vedere dal vivo i giocatori che fino a ieri ha visto solo in televisione.

Il business for business è talmente al di sopra di qualsiasi regola che perfino Josè Mourinho, socio di Mendes, si vedrebbe costretto a rinunciare al suo più grande desiderio, quello di portare allo United Zlatan Ibrahimovic, sul quale il governo cinese ha messo gli occhi.

Sempre che la signora Ibrahimovic decida di accompagnare il marito per i prossimi tre anni in una inquinata e popolosissima città in cambio di 75 milioni netti a stagione. É tutto in divenire, al momento i più avviliti sono i giapponesi per anni padroni del calcio asiatico e ora visibilmente sorpassati.

Dopo aver acquistato le maggiori boutique del centro di Tokyo, il presidente Xi Jinping ha dato mandato ai club cinesi di ingolosire i nazionali nipponici che al momento resistono proprio come quel loro vecchio commilitone.

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