Formula nuova Champions league 2018. L’ECA è al lavoro per trovare una nuova formula da imporre (velatamente ma non troppo) all’UEFA per la Champions League che possa fare al caso dei grandi club. Oggi il quotidiano spagnolo Mundo Deportivo ha avanzanto una ipotesi che centra il vero nodo intorno al quale i grandi del calcio si stanno confrontando: riuscire a concentrare il grosso delle partite intorno a 16 squadre. Questo dovrebbe avvenire dopo una prima fase a 32 squadre in cui dovrebbe salire ad almeno 24 il numero delle squadre provenienti dai maggiori campionati.

Il Mundo Deportivo conferma quanto scritto da CF calcioefinanza.it nelle scorse settimane, in particolare a proposito del “grande bluff della Superlega” ovvero la manovra di distrazione di massa che prevede di paventare un campionato europeo per club quando invece il vero obiettivo è quello di riformare la Champions League stringendo il cerchio intorno alle grandi del calcio europeo.

L’obiettivo, sempre più chiaro, è quello di fare pressione sull’UEFA, mai debole come ora dopo la destituzione di Michel Platini che fu l’artefice del patto “contro i giganti” – al quale l’inglese Sun nelle scorse settimane ha contrapposto invece il “complotto dei giganti” – che portò ad una maggiore valorizzazione dei campioni dei paesi minori e ad un declassamento dei terzi-quarti posti dei campionati maggiori (in particolare attraverso la formula dei playoff che ha, tra l’altro, negato 4 volte su 5 negli ultimi anni un posto nei gironi all’Italia).

L’unica concessione ai campionati minori (grosso modo dal settimo ottavo posto del ranking in giù) a questo punto potrebbe essere la concessione della doppia retrocessione in Europa League, ovvero l’ammissione all’EL di tutte le squadre eliminate nei gironi di CL (a quel punto l’EL si giocherebbe con un doppio turno di gironi da 32 squadre a 4 e play off dagli ottavi alla finale).

La rivincita dei grandi club è dietro l’angolo, potrebbe manifestarsi con diverse mosse che col passare dei giorni (e con le indiscrezioni di stampa che sono sempre meno indiscrezioni e sempre più “dettature” dei grandi) assumono nuovi contorni.

Andiamo con ordine.

– se da una parte vi è la necessità di includere un buon numero di grandi club dall’altra vi è dopo la prima fase (che rimarrà nominalmente di 32 squadre come ora) quella di restringere la partecipazione per garantirla ad un ristretto novero di squadre, la cifra chiave è di 16;

– l’obiettivo è quello di ottenere il maggior numero incroci tra i club che grosso modo oggi occupano i primi 8 posti del ranking Uefa per club (Real, Barcellona, Bayern, Atletico, Chelsea, Psg, Benfica, Juventus) più le altre grandi d’Inghilterra (Arsenal, Manchester United, Liverpool e Manchester City): 12 squadre;

– il contrasto quindi è duplice: da una parte i grandi club devono rappresentare gli interessi nazionali ovvero garantire che i propri campionati diano più posti alla Champions League perchè indirettamente questo significa maggior valore degli stessi campionati anche in tema di diritti tv domestici, dall’altra gli stessi club devono – in una fase più o meno avanzata – potersi garantire di giocare tra di loro il maggior numero di partite, quindi includere squadre, ma senza esagerare: questo significa poter partire a settembre con 32 squadre di cui almeno 24 dai maggiori campionati d’Europa con sistema misto qualificazioni più wild card (ovvero posti garantiti già nella fase a gironi) più altre 8 dai preliminari estivi (che potrebbero essere ulteriori squadre dai grandi campionati);

– i primi tre punti qui sopra descritti portano dritti ad una conferma degli 8 gironi da 4 nella prima fase (che però finirebbe molto prima di dicembre come accade ora) con 2 qualificate per gruppo a cui si aggiungerebbero subito dopo due gironi da 8 squadre che andrebbe a sostituire gli ottavi attuali (ventilata da Mundo Deportivo) che spiega chiaramente: in questo modo si avrebbero almeno 4 squadre di rango per girone (ma il numero tenderebbe a salire ad almeno 6);

il nodo è quello del calendario: quanto qui descritto porta a conteggiare 20 partite, ovvero 6 più 14 nelle due fasi a gironi a cui aggiungere le 5 gare dai quarti alla finalissima: 25 date in totale

una traccia la potrebbero dare le prime Champions League riformate (dal 2000 al 2003) che si giocarono con la formula dei gironi doppi (12 partite totali più 5 dai quarti in poi) e qui arriva il nodo: l’obiettivo potrebbe essere l’eliminazione dei sempre meno digeriti International break ovvero le pause delle nazionali che sono in totale 4 all’anno (settembre, ottobre, novembre e marzo) e potrebbero far ricavare altre 8 date visto che i giocatori vengono “requisiti” dal lunedi al mercoledì successivo per 10 giorni totali. Il compromesso potrebbe essere quello di lasciare ogni anno una cinquantina di giorni da fine maggio a metà luglio per le nazionali: sempre meno amichevoli ma qualificazioni, Europei e Mondiali. Non è detto, ovviamente, che i club spingano anche per avere meno impegni di campionato (riduzione a 18 o 16 dei campionati con risparmio di 4 date ogni 2 squadre in meno, ricordando che la Bundesliga è già a 18) il che libererebbe altri turni infrasettimanali e qualche week end (in questo senso le inglesi si stanno già muovendo provando a ridurre le partite di FA Cup e League Cup come già riportato da CF – calcioefinanza.it).

 

4 COMMENTI

  1. Una domanda: a vostro giudizio, considerando che 24 squadre delle 32 che parteciperanno ai gironi iniziali dovrebbero provenire dalle 6 top leauges (premier, liga, bundesliga, ligue 1, serie A e Eredivisie), quanti posti sarebbero disponibili per l’Italia? e l’accesso sarebbe per merito (qualificazione, per esempio, delle prime 5), o per censo (per esempio Juve, Inter, Milan, Roma, Napoli)?
    Grazie

    • ciao Andrea, innanzitutto due precisazioni
      1. 24 dalle 6 top leagues è una indicazione di massima, potrebbero essere 18, 20 o 22.
      2. l’Eredivisie al momento non è un campionato top, davanti a questa nel ranking al momento ci sono Portogallo Russia Ucraina e anche il Belgio

      Sui meccanismi vi sono solo ipotesi e l’impressione è che i vari criteri alla fine dipenderanno soprattutto dal peso politico delle squadre.
      Se ad esempio si ragionasse sul blasone porre il limite a 2 Champions League vinte e un tot di partecipazioni ammetterebbe in un colpo 11 società: Real, Milan, Liverpool, Barcellona, Bayern, Ajax, Inter, Man United, Juve, Porto e Benfica. Se poi si aggiungesse un vincolo di fatturato ad esempio da verificare su base triennale (o di classifica nella Football Money League) si potrebbero tirare dentro Arsenal, Chelsea, Manchester City e PSG e saremmo già a 15 squadre.
      A quel punto potrebbe intervenire una metodologia meritocratica del ranking che potrebbe dare 2-3 squadre ad ogni paese in base al piazzamento europeo e qui l’Italia potrebbe avere 2 altre qualificate di cui una direttamente ai gironi e una da ammettere attraverso i playoff mentre Spagna – Inghilterra e Germania stante il ranking attuale potrebbero averne per ipotesi 3 di cui 1 o al massimo 2 subito ai gironi. A quel punto saremmo complessivamente a 20/22 squadre più magari i meglio piazzati di Portogallo e Francia alle spalle delle grandi già ammesse con wild card.
      Si arriverebbe quindi a 22/24 squadre (si potrebbero accontentare anche i campioni di Russia e Ucraina) dopo di che dal settimo posto del ranking in giù si giocherebbero i preliminari di qualificazione.
      In questo modo – ipoteticamente – l’Italia potrebbe mandare fino alla QUINTA meglio piazzata in campionato almeno ai preliminari e questo, complessivamente, potrebbe essere il vero grimaldello in grado di convincere in teoria anche i club di seconda fascia (Roma, Napoli, Fiorentina) che di fatto giocherebbero per 2 posti su 3 (grosso modo come adesso) vedendo di fatto cambiare poco il loro status europeo.