Home Notizie Finanza Barcellona: difficile equilibrio finanziario tra stadio, rinnovi e sponsor

Barcellona: difficile equilibrio finanziario tra stadio, rinnovi e sponsor

C’è il nodo dei costi e dei finanziamenti necessari a turbare i sonni dei dirigenti del Barcellona che nei giorni scorsi hanno presentato un progetto di restyling capace di portare a 105 mila persone la capienza. Ma ora emerge il nodo dei costi, come scrive il quotidiano La Repubblica. E il club sta affrontando diverse questioni, perchè se lo stadio necessiterebbe di un maxifinanziamento il club deve anche fare i conti con le sponsorizzazioni Qatar Airways e Nike così come i rinnovi contrattuali dei giocatori (Busquets e Neymar i primi) con un monte salari che già incide per il 69% sui ricavi.
La spesa è al momento incalcolabile, ma da 600 milioni si può ragionevolmente spingersi a sospettare che, anche se si dovessero concludere i lavori nei tempi prestabiliti (dal 2017 al 2021), il costo dell’operazione non potrebbe fermarsi sotto il miliardo di euro.
Pur apparendo sempre tra le aziende calcistiche col più alto fatturato, il Barcellona non ha praticamente una lira. Sta ancora scontando errori e qualche alzata di gomito per festeggiare con eccessivo anticipo traguardi commerciali mai raggiunti. Negli ultimi 25 anni si era già provato due volte a rinnovare lo stadio, che tra i grandi stadi del pallone, diciamo tra quelli più popolati, capienti e visibili a livello planetario, è sicuramente il più vecchio.
Al momento nessuno può garantire che il nuovo Camp Nou si farà sul serio. Così come accadde quando La Porta affidò all’architetto inglese Foster il compito di ridisegnarlo. Anche allora era tutto pronto. Ma non si è mosso un mattone. Per trovare i fondi La Porta aveva venduto ai privati 130 mila ettari di terreno edificabile intorno allo stadio, tra quelli universitari e il quartiere di Les Corts.
Quei soldi sarebbe dovuti servire per ricostruire lo stadio, invece sono spariti, inghiottiti dalla famelica bocca dei debiti. Era il 2010. Il vicinato è sul piede di guerra. Non vogliono cantieri ma soprattutto sognano un risarcimento sotto forma di scuole, ospedali, centro di accoglienza per i disabili e gli anziani.
Il sindaco di Barcellona Ada Colau, la 43enne attivista di sinistra (una specie di emanazione catalana di Podemos) che un tempo occupava case e adesso le difende per i più poveri, non vede di buon occhio spese di tal portata e non è detto che sia disposta a chiudere un occhio in nome del calcio che unisce.Per costruire lo stadio il Barcellona dovrebbe chiedere almeno 400 milioni in prestito e non c’è nessuna possibilità di ottenerli, non prima che il club effettui un aumento di capitale, ma questo, in una specie di corto circuito finanziario, non sarà mai possibile finché non viene sciolto il nodo Qatar Airways: rapporti interrotti e impossibilità di mettere a bilancio gli incassi futuri da “jersey sponsorship” (finora Qatar dava 60 mln all’anno, pochissimo rispetto a quanto prende, per esempio, lo United da Chevrolet).

Il nodo Qatar blocca anche la Nike. Il colosso americano è in ritardo di due mesi sulla produzione delle magliette per la nuova stagione perché il Barcellona non sa cosa fargli stampare sopra, se Qatar o altro, o addirittura niente. Fatto sta che due mesi di ritardo sui tempi di produzione sono un’enormità che la Nike farà pesare sul suo rapporto col Barcellona.
In tutto questo c’è sempre da pensare ai rinnovi dei contratti di Neymar e Busquets, i più delicati (parliamo di 30 milioni l’anno netti e complessivi). Ma anche in questo caso, senza un aumento di capitale, il Barcellona, pur non avendo un tetto salariale, non può rischiare di contravvenire il fair play finanziario (non più del 69% dei ricavi può essere utilizzato per i costi di mantenimento della rosa) e rischiare altre sanzioni di mercato dalla Fifa.
Insomma il nuovo Camp Nou, il cui nome fra l’altro verrebbe ceduto a un marchio per un certo numero di anni, quindi non si chiamerebbe più Camp Nou ma, supponiamo, Zabaione Catalano Arena, c’è ma soltanto sulla carta. Sulle foto sembra l’aeroporto di Singapore. Ma quando lo presenteranno, presenteranno il nulla. E il presidente Bartomeu lo sa. L’intreccio morboso di vecchi errori e grande calcio continua.

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