Chi è Gianni Infantino? La domanda probabilmente se la sono posta in tanti. Perché Gianni Infantino per tutti è stato l’uomo dei sorteggi, una delle figure più influenti per il calcio europeo negli ultimi anni, nonostante sia rimasto spesso all’ombra dell’immagine dello “showman” delle estrazioni. E, da oggi, è il nuovo presidente della Fifa.

Intanto, come si può intuire dal nome, Gianni Infantino è di origini italiane, essendo nato il 23 marzo 1970 in Svizzera (a Brig, Canton Vallese, due passi da Visp, paese natale di Sepp Blatter) da genitori di Reggio Calabria. «Ho troppi ricordi di questa città e del profumo di questa terra per dimenticarmene», ha detto qualche anno fa ricevendo un’onoreficenza nella cittadina calabrese. Poliglotta (parla tedesco, italiano, inglese, francese, spagnolo e anche arabo), sposato e con quattro figli, è laureato in Giurisprudenza, con particolare attenzione al diritto sportivo. Tanto che uno dei primi incarichi nel calcio è stato presso il Cies (Centro Internazionale Studi Sportivi) all’Università di Neuchâtel, dopo essere stato consulente per varie leghe calcistiche europee. L’arrivo alla Uefa è datato 2000, inizialmente come direttore della divisione Affari Legali e Licenze per club, poi dal 2009 come segretario generale.

L’uomo dei sorteggi

Così nasce il “mito” di Infantino. Perché da segretario comincia a presenziare sui palchi di tutti i sorteggi europei, da quelli della Champions fino alle competizioni giovanili. Gran cerimoniere e showman, quindi, ma anche vigile per la regolarità delle operazioni. A poco a poco il pubblico si accorge sempre più della sua presenza fissa ad ogni evento, tanto che negli ultimi anni è diventato un idolo del web, soprattutto su Twitter dove ha pure un hashtag dedicato: #Infantiners.

Ma dietro all’uomo dei sorteggi c’è molto altro. Ad esempio, ha collaborato alla creazione del fair play finanziario ma anche allo sviluppo dell’Uefa a livello di marketing. Una figura decisamente più importante di quanto l’immagine non faccia immaginare, quindi.

Chi è Gianni Infantino, successore di Blatter

Tanto che per molti era già il favorito per il ruolo di successore di Blatter alla presidenza Fifa, anche grazie ad una campagna elettorale importante a livello di immagine e tanti supporter famosi. Quattro erano i rivali di Infantino nella corsa alla poltrona più ambita del mondo pallonaro: il Principe giordano Ali Al Hussein, lo sceicco Salman Bin Ebrahim Al Khalifa, Jerome Champagne e Tokyo Sexwale. Quest’ultimo si è tirato fuori prima del voto, lasciando campo libero agli altri rivali.

Chi è Gianni Infantino, già favorito per la presidenza Fifa prima della votazione
Chi è Gianni Infantino, già favorito per la presidenza Fifa prima della votazione

Nel primo turno Infantino era già in testa, ma non abbastanza per poter essere subito eletto presidente: 88 voti contro gli 85 per lo sceicco Al Khalifa, poi 27 per il Principe Al Hussein e 7 per Champagne. Ma l’ex segretario Uefa ha fatto saltare il banco nella seconda votazione: 115 voti, solo 88 per lo sceicco, 4 per il Principe di Giordania e nessuno per Champagne. Risultato? Gianni Infantino è il nuovo presidente della Fifa.

Chi è Gianni Infantino, le reazioni

«Voglio essere il presidente di tutte e 209 le Federazioni», le prime parole di Gianni Infantino da presidente della Fifa. «Cari amici, non posso esprimere le mie sensazioni in questo momento – ha dichiarato – Ho affrontato un viaggio eccezionale che mi ha fatto incontrare molte persone fantastiche, che amano, respirano calcio ogni giorno, molte persone che meritano che la Fifa venga rispettata. E restituiremo alla Fifa il rispetto che si merita, tutti ci applaudiranno per quello che faremo alla Fifa, dovremo essere orgogliosi di quello che faremo assieme. Abbiamo bisogno di rispetto e ce lo riguadagneremo». Da Infantino il proposito di «lavorare assieme a tutti voi per ricostruire una nuova era nella Fifa, in cui possiamo rimettere il calcio al centro del palcoscenico. Il calcio ha vissuto dei momenti difficili, di crisi, ma tutto questo e’ finito, dobbiamo andare avanti e implementare le riforme».