Rugby business Sei Nazioni, anche la palla ovale ha il suo bel giro d’affari e di soldi. Una crescita continua, per un mondo che ha sempre più spazio all’interno dello sport mondiale.

Il torneo 2016 è iniziato col botto, con l’Italia vicina alla vittoria con la Francia e già 182mila spettatori coinvolti allo stadio. Numeri che crescono anche in tv: per la gara degli azzurri si sono collegati con DMAX e Deejay Tv oltre 800mila spettatori totali con il 6% di share (+27% rispetto al 2015, 629.000 telespettatori sul DMAX, che trasmetterà il Torneo fino al 2017). Ma è soltanto l’apice di un incremento che comincia da lontano: basti pensare che nel 2011 gli spettatori complessivi allo stadio erano stati 920mila, nel 2015 hanno toccato 1,040 milioni (69379 in media a partita), con altri 140 milioni collegati da casa.

Rugby business Sei Nazioni, gli spettatori in tv delle ultime stagioni
Rugby business Sei Nazioni, gli spettatori in tv delle ultime stagioni

E non è solo una questione di pubblico. Perché la crescita è arrivata ovviamente anche a livello economico. Il Sei Nazioni ogni anno muove oltre 500 milioni di euro e crea un indotto per ciascuna delle sei città centrali (Londra, Parigi, Edinburgo, Roma, Cardiff e Dublino) per più di 50 milioni di euro ciascuna. anche grazie all’impatto dei diritti televisivi (il Torneo è trasmesso in 187 nazioni) e degli sponsor, come la BBC, che ha firmato un contratto tv da oltre 300 milioni di sterline per i prossimi sei anni, o la Royal Bank of Scotland, che da 2013 fino al 2017 verserà nelle casse del Sei Nazioni circa 55 milioni di euro complessivi per essere main sponsor della competizione.

Cifre che hanno fatto alzare anche i premi: quasi 20 milioni di euro, di cui circa 6 per chi alzerà la coppa (7 in caso di Grande Slam, cioè nel caso in cui vincesse tutte le partite), i secondi porteranno a casa 4,5 milioni, 3 invece i milioni per chi salirà sull’ultimo gradino del podio, ma anche l’ultimo porterà a casa comunque una cifra milionaria. Dai risultati però arriva solo una piccola parte dei ricavi: solo il 15% viene assegnato in base alla classifica, un altro 10% in base al numero dei club presenti in ciascuna nazione e il 75% è dato in parti uguale ad ognuna delle sei federazioni.

Rugby business Sei Nazioni, i ricavi dell’Italia

Ovviamente l’aumento del giro d’affari non può che avere favorito anche l’Italia, ultima entrata nel torneo (nel 2000). Certo il budget della FIR non è ancora avvicinabile a quello delle altre nazioni, ma l’obiettivo è agguantare almeno la Scozia: 42 milioni di euro è il fatturato dell’ultimo bilancio della Federugby, gli scozzesi sono a 48, più lontanti Galles (73), Irlanda (78), Francia (107) e Inghilterra (190).

Quasi metà del fatturato della FIR arriva dal Sei Nazioni: nel 2014, ultimo bilancio disponibile, i ricavi del Torneo si sono assestati sui 16,6 milioni di euro, meno del 2013 prevalentemente perché nel 2014 l’Italia ha giocato solo due partite in casa (il dato si alzerà quindi nel bilancio 2015 visto che gli azzurri hanno disputato tre gare a Roma, e tornerà ad abbassarsi per il 2016). La parte più consistente arriva dai diritti televisivi (quasi 13 milioni), poi i biglieti (2,8), le pubblicità e sponsor (781 mila) e infine il materiale promozionale (19 mila euro).

Rugby business Sei Nazioni, i ricavi dell'Italia dal Torneo
Rugby business Sei Nazioni, i ricavi dell’Italia dal Torneo

E l’impatto del rugby in Italia continua ad attirare sponsor: per la nazionale i principali sono Cariparma (2,5 milioni l’anno) ed Edison ma anche Adidas (circa 2 milioni annui), senza dimenticare i vari Peroni, Reale Mutua e Peugeot.

Insieme ai ricavi cresce anche il numero di appassionati: nel 2000 la FIR aveva 30 mila tesserati, oggi ne ha più di 100mila (ultimo dato 104mila nel 2014). Passione che si vede anche allo stadio praticamente esauriti i bigletti per la gara contro l’Inghilterra all’Olimpico (rimasti meno di 3mila tagliandi su 73mila posti disponibili), e per il match con la Scozia del 27 febbraio sono stati già venduti 50mila biglietti. Per un rugby che non smette di crescere.