Intercettazioni Infront – La pubblicazione da parte di Repubblica delle intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta della Procura di Milano sull’assegnazione dei diritti tv della Serie A ha svelato inediti particolari sul sistema attraverso cui, secondo l’accusa, l’advisor della Lega Calcio condizionerebbe la gestione societaria di molti club della massima serie, per cercare di favorire le posizioni di Mediaset nella guerra senza esclusione di colpi con Sky.

I pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini sono convinti che Infront abbia giocato contro Sky, che oltre al satellite doveva avere anche il digitale terrestre, andato invece a Rti-Mediaset. Da questo punto di vista sono eloquenti le intercettazioni di Bogarelli con Galliani («Bisogna fare pressione sulle altre squadre…», risponde quando il capo di Infront lo avvisa del possibile problema in assemblea dopo l’apertura delle buste)

Ma come funzionerebbe il sistema Infront? Di esempi concreti, secondo gli investigatori che stanno conducendo le indagini, ce ne sarebbero diversi. Prendiamo il caso del Cagliari, che lo scorso marzo decise di rescindere il contratto che lo legava a Infront pagando ben 10 milioni. La Guardia di Finanza non dà interpretazioni, si limita a riportare una telefonata, in cui si parla di un incontro tra il numero uno di Infront, Marco Bogarelli e il presidente Tommaso Giulini, tra Giuseppe Ciocchetti (socio di Bogarelli) e il legale di Infront Antonio D’Addio che pensa che ci sia «qualcosa che noi non sappiamo con Lotito» (Claudio, presidente Lazio e consigliere federale Lega) perché «un club che sta andando in serie B conta il due di picche».

Sotto indagine anche un finanziamento da due milioni andato dal Gruppo di Antonio Percassi, proprietario dell’Atalanta, a Infront, che ha problemi perché non raggiunge i ricavi previsti, e che torna all’Atalanta. Tra Infront e le società ci sono legami e scambi di favori.

La Gdf annota che Bogarelli vuole un suo uomo nel cda del Brescia, ma l’ad Rinaldo Sagramola ne cerca uno «non facilmente riconducibile a voi, ma di fede giurata».

Soccorsi anche per l’Hellas Verona. «Gli servivano 700 più iva», dice Bogarelli. «Orca trota! Gli ho pagato sette… seicento e qualcosa. Va bene, allora gli metto in pagamento anche l’altra», risponde il socio.

Lo stesso avviene con il Bari che non può pagare i calciatori e per il quale interviene Lotito che a Ciocchetti dice: «Me devi risolve quel ca… de problema del Bari, porca…», che «questo pija la penalizzazione».

Analoghi problemi nel Genoa, che deve anche iscriversi alla Uefa ma mancano 5 milioni. Secondo gli investigatori, l’aiuto al club rossoblu sarebbe arrivato invece da Riccardo Silva, presidente della Mp& Silva Group, che detiene i diritti tv del calcio italiano per l’estero (e che ha sempre negato ogni collegamento con Infront ribadendo la correttezza delle proprie attività), e le Fiamme gialle intercettano un vortice di telefonate con il presidente Enrico Preziosi preoccupato: «Ho perso tutto, anche l’iscrizione Uefa» perché «non ho ricevuto niente, porca pu…..!».

Quando i soldi arrivano, Preziosi, secondo quanto dice Ciocchetti, è così contento da proporre il 3% della Giochi preziosi per 10mila euro che quando la società sarà quotata ad Hong Kong, varrà 10milioni. «A noi non costa un c…. È un regalo che ci fa», commenta Ciocchetti.

Infine i diritti sulla Serie B. Bogarelli è attento alle esigenze di Rti che, anche qui, è in concorrenza con Sky. Parla con Andrea Abodi, presidente Lega B, che sottolinea le «criticità» avvertendo: «A me interessa che nessuno abbia da dire», anche se la Gdf è convinta che Lega A e B siano «assoggettate alla volontà dell’advisor».

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