Riforma serie A 18 squadre. Il dibattito in Lega calcio è avviato e il presidente Maurizio Beretta affronta tutti i temi, dalla riduzione delle squadre al calcio a Natale. 

La A un giorno giocherà durante le Feste? «È un tema da affrontare in un quadro più ampio. Il calendario è quello che è, l’obiettivo condiviso è ridurre i turni infrasettimanali» parola di Maurizio Beretta, presidente Lega di Serie A che per il Corriere della Sera analizza oggi la situazione del calcio italiano.

Ci sarà mai un campionato a 18 squadre? «Al nostro interno il dibattito è avviato, serve un approfondimento e c’è la disponibilità al confronto tra le Leghe. In ogni caso, se si dovesse limitare il numero delle squadre, sarebbe impensabile non toccare anche quello di promozioni e retrocessioni che al massimo dovrebbero essere due».

Di certo Maurizio Beretta è uno che vede positivo, e spiega: «Intanto spieghiamo di cosa parliamo: ci sono 23 milioni e mezzo di italiani tifosi di un club di A; 17 seguono regolarmente il campionato in tv; oltre 13 milioni sulla pay tv, 10 milioni sui giornali e 7,5 via Internet. È un fenomeno che non ha eguali per radicamento e capacità di suscitare emozioni».

A proposito del “Patto per il calcio” proposto da Andrea Abodi: «Un dialogo è auspicabile ed è corretto immaginare un rapporto stretto tra le Leghe, poi il confronto va portato in Consiglio federale, l’organo deputato a votare le riforme».

Oltre a questo Beretta rivendica meriti su riduzione delle rose a 25 e la possibilità di aggiungere gli under 21 e favorire la crescita dei “convocabili” in Nazionale e dei giovani. Un calendario congestionato nel quale rimane la richiesta dei tre giorni di stage che chiederà il c.t. Conte? «Deciderà l’Assemblea di Lega: c’è, come sempre, una forte disponibilità delle società di A ad aiutare la Nazionale. Insomma, faremo il possibile».

Infine ottimismo pure sugli stadi: «Si è imboccata la strada giusta; la legge quadro è buona per la parte che riguarda le procedure, mentre gli incentivi potrebbero essere più favorevoli ma ci si è scontrati con un quadro economico non facile. La consapevolezza dell’importanza di avere uno stadio di proprietà è diffusa, così come quella che servono risultati nelle competizioni europee: la scorsa stagione è stata positiva e questa pure».