Il vincitore del grande dibattito natalizio intorno al calcio è sicuramente Andrea Abodi, presidente della Lega di Serie B che è scesa in campo (con successo) anche durante le feste e che ora andrà in vacanza per 16 giorni. Oggi, in una intervista al Corriere della Sera, il leader della cadetteria torna sui temi del momento e rilancia la necessità di riforme.

Da troppo tempo si parla di riforma del campionato di serie A, e non solo di questa. «Doveroso parlarne, altrettanto farlo – dice Abodi -. Ma il modo giusto è creare un piano strategico che contempli tutti i valori, strutturali, economici, ambientali, gli interessi generali delle Leghe, dei club, la crescita tecnica, gli aspetti normativi. Questi e altri ancora sono i caposaldi del grande patto. Invece troppo spesso ci si ferma a discutere del numero delle squadre, delle promozioni, delle retrocessioni. No, è il sistema da riformare».

Abodi maneggia politicamente le parole, mai offendere il nemico, tuttavia le sue ambizioni le ha, per esempio ci riproverà con la serie A, con quella Lega condotta da Maurizio Beretta, presidente già dimissionario e oggettivamente con una data di scadenza.

Ma Abodi subito allontana il tema: «Ora penso alla serie B e solo a questa. Credo si sia fatto molto ma c’è ancora tanto da fare. Mi faccia dire ciò che è stato fatto…».

E per ora anche il suo, di piano, resta generico: valori, strutture, economia e ambiente. Ma per ora nessuna proposta concreta anche se è chiaro il suo intento di fare passi avanti.

Abodi sente l’urgenza di cambiare, di unire, di convogliare le varie componenti, Lega serie A, la sua, quella di B, la Lega Pro, che ha appena trovato una nuova guida in Gravina dopo un anno tormentatissimo, massì anche quella dilettanti «per un grande patto riformatore del calcio italiano».

Il calcio litigioso? Secondo Abodi è fuori dalla serie B: «Da noi si discute, anche animatamente, ci si confronta sul piano delle idee, ma poi si è sempre cercata e trovata un’unità che si esprime in un atto fiduciario verso chi guida la Lega serie B».

Prego. Però, mai dimenticare che quest’anno il suo campionato è partito in ritardo perché c’era chi si era sporcato con scommesse, frodi sportive e altri gravi peccati. «Abbiamo vinto questa partita, attenti a combattere tutti i fattori di rischio, a prevenire eventuali truffe, a creare la giusta responsabilità per evitare crisi finanziarie e illeciti amministrativi. La lotta alle frodi sportive è un nostro impegno costante».

Abodi vuole apparire fiducioso anche se il suo «patto» si scontra con la realtà fatta di interessi, piccoli o grandi, divisioni, litigi, quote economiche? «Credo sia inevitabile arrivarci superando resistenze e barriere».

Chi sono i più resistenti? «Gli interpreti di una cultura vecchia, che arriva da lontano. Pericolose quelle componenti che sono più centrali di potere che non laboratori e luoghi del poter fare».

Capitolo diritti tv. Non si è diventati schiavi di questa fonte di denaro? Usandola per giunta male. «Non è un problema della serie B, i diritti tv non sono mai stati la nostra condizione prioritaria. Credo che con l’esclusiva a Sky si sia raggiunto un risultato importante. Sono soddisfatto».

Sul tema Infront Abodi prova a dribblare. La considera “una azienda seria” e spiega: «L’advisor deve essere un consigliere, lo dice il termine stesso, un compagno di viaggio. Prima, volevo solo dire che il risultato economico parla a favore di Infront». La realtà è quella di una Lega di serie A e società che si sono consegnate a Infront. Quasi un «abbraccio mortale». «Ribadisco – taglia lui – che non è il caso della serie B».

La serie B batte un colpo. La Lega serie A, Beretta, risponda. Magari anche la Lega Pro. «Perché così non si può andare avanti», pensa e sostiene il prudente Abodi.

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