Non sembra essere un buon momento per Citic, il colosso bancario cinese che avrebbe dovuto affiancare Bee Taechaubol nell’acquisizione del 48% del Milan dalla Fininvest della famiglia Berlusconi. Non solo per la turbolenza che ha nuovamente investito le borse cinesi (quella di ieri è stata la seduta peggiore dal 25 agosto con Shanghai che ha perso ieri il 5,48% e Shenzhen il 6,31%), quanto per il fatto che ad innescare il crollo sarebbe stata proprio il coinvolgimento di Citic e di altre due case di brokeraggio locali in un’inchiesta aperta dalla China Securities Regulatory Commission (Csrc), l’autorità di vigilanza cinese sui mercati (l’omologo della nostra Consob).

La Csrc sta infatti indagando su violazioni alla vigilanza e sulla regolarità dell’intermediazione, che vale oltre il 30% del mercato interno. Il titolo Haitong, una delle case di brokeraggio coinvolte è sospeso da settimane, quello di Citic ha perso ieri il 10% prima di essere sospeso per eccesso di ribasso.

La reazione negativa delle Borse alle indagini ha due ragioni, riconducibili a un deficit di fiducia: più il governo di Pechino intensifica la guerra alla corruzione e più gli investitori rafforzano la convinzione di una situazione ben peggiore di quanto ammesso e fuori controllo; lo stesso numero due della Csrc, Yao Gang, è sotto inchiesta per «gravi violazioni disciplinari».

L’intero scenario dei mercati cinesi, che da fine agosto avevano recuperato il 17%, non sembra essere incoraggiante. Dopo le sospensioni e gli arresti di luglio, stanno ora finendo in manette alcuni tra i big della finanza. A settembre è stato fermato Cheng Boming, ex presidente di Citic, indagato assieme ai sei top manager. Ai primi di novembre è stato arrestato il miliardario Xu Xiang, a capo della Zexi Investment Management, mentre da una settimana si sono perse le tracce di Yum Fung, amministratore della Guotai Junan International Holdings.

E’ in questo difficile contesto per la banca cinese, che avrebbe dovuto rappresentare il principale partner finanziario del broker thailandese innamorato del Milan, che si inserisce l’arduo tentativo di Mr Bee di racimolare i 480 milioni chiesti dalla Fininvest e da Silvio Berlusconi per cedere il 48% del club rossonero e procedere poi, in un secondo momento, alla quotazione sulla borsa di Hong Kong.

Per ora la Fininvest, almeno in maniera informale, ostenta ottimismo. Conferma la linea tracciata da Berlusconi l’ex eurodeputata Licia Ronzulli, da oltre un anno trait-d’union tra l’apparato finanziario del Cav e quello di Taechaubol: «A Natale potrebbe arrivare un bel regalo». Fonti vicine al tycoon thailandese lo descrivono al lavoro per la cordata. E se poi non sarà pronta proprio per Natale — aggiungono — non sarà un dramma.

Ma dall’ultima visita in Italia, a fine settembre, di Mr Bee si sono perse le tracce. Dopo il coinvolgimento della Tax & Finance di Lugano (fino ad allora nel team di consulenti di Taechaubol) nell’inchiesta della Procura di Milano sui diritti tv della Serie A e sul ruolo di Infront nel calcio italiano, si è tenuto un solo incontro tra la parti: a Hong Kong, lontano da occhi e telecamere indiscrete.

Nell’occasione sarebbe stata predisposta una road map per la chiusura della trattativa, in base alla quale Bee era tenuto a comunicare ogni settimana l’avanzamento della raccolta fondi e ingresso di nuovi soci. Perché, della cordata iniziale, la banca Ads di Dubai si è già defilata da tempo e la cinese Citic ha i problemi suddetti. Il momento non è propizio per trovare investitori: né in Asia (è sparita la possibile cordata alternativa cinese, che offrì circa 600 milioni per il 100% del Milan), né in Europa. Dove i venti di guerra non soffiano a favore di un accordo miliardario.

1 COMMENTO

  1. Il problema di Mr. Bee non è la banca cinese o i mercati, ma il fatto che ha fatto una offerta senza senso e senza avere dietro alcun investitore … È tutto un bluff per farsi pubblicità!!!

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