Joseph Blatter, attuale presidente della Fifa sospeso dall’incarico dal Comitato Etico, vede la sua permanenza nel mondo del calcio a rischio dopo che nei giorni scorsi, secondo quanto ha riportato la stampa tedesca, è stata chiesta la radiazione (come per Platini), ma lui sembra non volersi arrendere. In un’intervista rilasciata all’emittente svizzera “SRF” il dirigente ha così voluto esprimere chiaramente il suo parere contro l’attività del Comitato Etico, che a suo dire non avrebbe agito secondo la norma.

Se si vuole revocare l’incarico al presidente di uno Stato, l’unico organo che può farlo è il Parlamento”. Blatter quindi sottolinea che questo dovrebbe avvenire anche nel caso della Fifa e sostiene che il Comitato Etico non sarebbe autorizzato a prendere decisioni di questo tipo: “Non sono un funzionario, sono il presidente della Federazione e sono stato eletto dal Congresso, se qualcuno non è contento del mio lavoro deve parlare con il Congresso che mi ha eletto”queste sono le sue parole che dimostrano quanto per lui sia difficile accettare la sospensione di 90 giorni inflitta a lui cosi’ come a Michel Platini.

A proposito del numero 1 della Uefa solo due giorni fa è stata presentata la richiesta di squalifica a vita per la vicenda dei due milioni di franchi svizzeri, versati dallo stesso Blatter a Platini nel 2011, ma per una consulenza svolta fra il ’99 e il 2001. Il numero 1 della Fifa non vuole fare commenti: “Non posso dire nulla, non sarebbe corretto, sono cose confidenziali, sarei una cattiva persona se non rispettassi tutto cio'”. 

Tornando all’operato del Comitato Etico della Fifa Blatter ha ribadito che “E’ umiliante per il presidente subire questa sospensione, è doloroso, ma non mi uccide, continuerò a lottare per me e per la Fifa”.

Joseph Blatter e Michel Platini sono stati entrambi sospesi per 90 giorni dal comitato etico della Fifa lo scorso 8 ottobre. La sospensione scadrà il 5 gennaio, mentre le elezioni della Fifa sono in programma il 26 febbraio. Cinque i candidati alla presidenza. Si tratta del principe Ali’ Bin al Hussein di Giordania, dell’ex vicesegretario generale della Fifa Jerome Champagne, del segretario generale Gianni Infantino dello lo sceicco del Bahrain e numero uno della Confederazione asiatica Salman bin Ebrahim Al Khalifa. Infine dell’attivista anti-apartheid (fu compagno di carcere di Mandela a Robben Island) e oggi politico e uomo d’affari sudafricano Tokyo Sexwale.