«Nessuna intenzione di entrare nel mercato pay e di acquisire il calcio a pagamento. Abbiamo la volontà di costruire un’offerta multipiattaforma molto incisiva». Parola di Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale RAI alle prese con il piano industriale dell’emittente pubblica.

Dall’Orto ha affermato che il servizio pubblico «non credo possa comprare diritti dei prodotti americani o quelli del calcio», quindi si deve valorizzare quello che c’è: 17 mila contratti, chiarire il piano dirtitti tv. E se ancora Rai pubblicità è guidata da Piscopo, Dall’Orto ha fatto capire di aver fermato la sua politica di sconti prezzi bassi con «successi».

L’obiettivo principale è: trasformare la tv pubblica in “mediacompany”, la diffusione dei prodotti con il marchio Rai su ogni piattaforma – come scrive oggi, tra gli altri, l’Unità. È anche una rivoluzione culturale, per l’azienda di viale Mazzini ancora così legata alla sua natura di broadcaster radiotelevisivo.

Cambiamenti previsti anche sul piano della qualità: dal primo maggio 2016 RaiYoyo e Rai5, canale culturale, saranno senza pubblicità. Ieri i vertici Rai sono tornati in commissione di Vigilanza per rispondere alle domande dei parlamentari. Il direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, ha spiegato che la strategia per la multipiattaforma sarà messa a punto nel piano industriale, fra qualche mese.

A dicembre dovrebbe essere approvata anche al Senato la riforma della governance (è in commissione Lavori pubblici) che darà al dg i poteri di amministratore delegato. Il pagamento del canone Rai nella bolletta elettrica è un fatto «positivo», per Dall’Orto, perché «la certezza di risorse permette di pianificare» le azioni. «Oltre a essere un canone ridotto – il più basso d’Europa – il fatto che tenda a diminuire l’evasione è un elemento positivo, perché l’alta evasione infastidisce gli utenti che pagano». I primi effetti della “rivoluzione” si vedranno in primavera, anche se già sono stati incassati accordi con Sky per Rai4 sul canale 104 e con Netflix per la diffusione di Suburra.