Una multa da 30 milioni di euro. E’ quella che rischierebbe la Lega di Serie A nel caso in cui l’autorità Antitrust accertasse irregolarità nello svolgimento della gara dell’assegnazione dei diritti tv per il triennio 2015-2018. Lo riporta Repubblica, secondo cui l’importo della multa (commisurato ai fatturati delle aziende coinvolte) potrebbe essere anche maggiore, nel caso in cui l’authority presieduta da Giuseppe Pitruzzella ravvisasse un coinvolgimento diretto anche di Mediaset e Sky.

Partita in sordina, l’indagine dell’Antitrust ha conosciuto, proprio in coincidenza con l’inchiesta della Procura di Milano su Tax & Finance, una brusca accelerazione. Dal 13 maggio, gli uomini dell’Autorità stanno indagando sull’asta dei diritti tv che nel 2014 assegnò la Serie A a Sky e Mediaset. L’ipotesi iniziale, suggerita dalla famosa telefonata tra Lotito e Iodice, registrata da quest’ultimo e pubblicata da Repubblica, era quella di un’intesa spartitoria tra le due emittenti.

Per capire come sono andate le cose, oltre ad aver mandato la Guardia di Finanza nelle sedi dei principali attori in gioco (Mediaset, Lega Calcio, l’advisor Infront e Sky) gli investigatori hanno ascoltato tutti i protagonisti, compresi i dirigenti di Lazio, Roma, Juventus e Fiorentina. E l’impressione è che dopo tutto questo lavoro, l’ipotesi iniziale si stia lentamente spostando, e si punti a chiarire il ruolo ricoperto dall’asse Lega-Infront la cui posizione dominante potrebbe aver influito sulle decisioni delle due emittenti fino a danneggiare il regime di concorrenza.

Più precisamente il fuoco dell’indagine è sui fatti che riempirono i 16 giorni tra il 10 e il 26 maggio 2014, cioè tra l’apertura delle buste e la fine della drammatica assemblea di Lega che partorì la spartizione dei diritti, per come la conosciamo oggi.

Due le anomalie riscontrate. Entrambe sono contenute nel verbale dell’assemblea. Leggendo quel documento, l’Antitrust ha infatti scoperto che il parere pro veritate del professor Giorgio De Nova contestatissimo da Sky, non era stato chiesto e ottenuto dalla Lega il 23 maggio, giorno in cui era stato comunicato l’esito ufficiale e imprevisto (faceva fuori Mediaset) dell’asta, ma sarebbe stato portato “preconfezionato” da Infront, e poi “richiesto” ufficialmente, ex post, dalla Lega.

Perché Infront e la Lega – che avevano confezionato il bando in tre mesi di lavoro svolto in costante contatto con Agcom e Antitrust – invece di rivolgersi alle due autorità con cui avevano collaborato decisero di consultare un avvocato, per altro noto per essere stato nel collegio difensivo di Fininvest?

L’altra anomalia, ancor più evidente, è che la celeberrima “sublicenza del pacchetto d”, uno degli espedienti tecnici attraverso cui alle due emittenti fu possibile accordarsi dopo il naufragio dell’asta, evitando così una causa insostenibile per entrambi, era già citato nel testo della delibera dell’Assemblea che in teoria non avrebbe dovuto saperne nulla.

L’Antitrust, adesso, si è data tempo fino ad aprile per prendere delle decisioni. Gli scenari più probabili sono tre: A)potrebbe dire che è andato tutto bene; b) potrebbe accusare la sola Lega; c) potrebbe stabilire che Sky e Mediaset con la Lega complice hanno violato le regole della concorrenza. Nel caso b) si arriverebbe a una multa fino a 30 milioni di euro; nel caso c) molto, molto di più (si parametra al fatturato delle aziende coinvolte). Insomma se l’Antitrust dovesse riconoscere la Lega colpevole, si arriverebbe a una sanguinosa resa dei conti interna.

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