Nella giornata di sabato, la sfida tra i campioni in carica dell’Atletico de Kolkata e i Chennaiyin allenati dal Marco Materazzi (e capitanati dal brasiliano Elano) alzerà il sipario sulla seconda edizione della Indian Super League.

La Indian Super League è una lega fondata nel 2013 con l’obiettivo di pubblicizzare il gioco del calcio in India e rendere il football indiano maggiormente competitivo a livello mondiale. La ISL segue lo schema adottato negli Stati Uniti (NASL, MLS, NBA), ed è strutturata con un sistema a franchigie composto da otto squadre create appositamente per partecipare al torneo.

Al di là del risultato e dei valori tecnici in gioco, ciò che era più importante testare durante la prima edizione, essendo un debutto assoluto del calcio professionistico nel subcontinente Indiano, era la risposta del pubblico locale da sempre abituato ed ossessionato da un altro sport (il cricket).

Dunque, qual è stata la risposta del pubblico indiano?

Dal punto di vista dell’affluenza allo stadio non si può dire che la prima edizione della Indian Super League sia stata un insuccesso: come si evince dalla tabella sottostante (Tabella 1) infatti, più di un milione e mezzo di tifosi si sono recati allo stadio per incitare i propri beniamini e, perché no, vedere all’opera anche qualche ex leggenda del calcio Europeo (Del Piero, Trezeguet, Materazzi, Anelka, David James etc.).

Le due squadre finaliste – Kerala Blasters e Atletico de Kolkata – sono stati anche i team con la più alta media-spettatori, avendo avuto un’affluenza superiore alle 40,000 persone a partita. Per contestualizzare questo dato si tenga a mente che in Italia solamente Inter (46,200), Napoli (40,900) e Roma (40,100) vantano una media spettatori al di sopra delle 40,000 unità (dati riferiti alla stagione 2013/2014).

Immagine

 

Dal punto di vista relativo invece, correlando la capacità dello stadio con la media spettatori (Grafico 1), è stata la squadra dell’ FC Goa ad aver avuto la percentuale di affluenza maggiore: infatti il 91% dei posti disponibili nello stadio sono sempre stati occupati.  Complice forse lo stadio piccolo (circa 20,000 posti), la percentuale dei presenti allo stadio è stata molto elevata. Per contestualizzare questo dato, è importante notare che in Italia solo la Juventus (lo J-Stadium conta però 41.000 “seggiolini”) si avvicina alla saturazione dell’impianto, essendo il tasso di posti occupati sul totale disponibili pari al 90%. Deludente, per certi versi, la risposta della città di Nuova Dehli, la capitale: infatti se lo stadio offriva certe garanzie (struttura moderna con circa 60,000 posti a sedere), l’affluenza si è invece rivelata molto bassa con una media spettatori attorno ai 15,000 presenti ed una saturazione dell’impianto pari al 26% della capienza. Forse la deludente stagione di Del Piero e compagni non ha saputo accattivare e far affezionare adeguatamente gli “esigenti” tifosi indiani.

Immagine0

 

Concludiamo questa rassegna sul neonato calcio indiano attraverso l’analisi della media spettatori per partita con riferimento alle squadre di calcio non Europee.

 

Come si evince dalla tabella sottostante (Tabella 2), Atletico de Kolkata e Kerala Blasters sono presenti nella top 5 dei club non del vecchio continente assieme a River Plate, Seattle Sounders e Club America (che però giocano le loro partite al magico stadio Azteca di Città del Messico, impianto da ben 105,000 posti).

Certamente un ottimo inizio.

Immagine00

 

 

Che l’India diventi una potenza mondiale del calcio è ancora presto per dirlo e che il football superi il cricket come sport più amato dai locali lo è altrettanto.

Quel che chiaramente emerge dalla prima edizione della Indian Super League è che il calcio non viene così snobbato sia dalle persone sia dagli sponsor come si potrebbe pensare o come si crede nell’immaginario collettivo.

Il movimento è sicuramente in crescita e nel giro di qualche anno l’India potrebbe davvero diventare una nazione di riferimento in questo senso nel Sud-Est Asiatico. Molti club potrebbero decidere di avere partnership con le squadre locali (già avviene con l’Atletico de Kolkata o anche col Pune FC in cui la Fiorentina ha una partecipazione) e sviluppare i giovani attraverso delle academies in cui far crescere adeguatamente questi ragazzi.

La passione e l’impegno non mancherebbero.