Per il recesso, il bando di gara fissava una penale tra gli 8 e i 12 milioni di euro. Milan e Fondazione Fiera trattano a oltranza sullo stop al progetto stadio al Portello, ma a poche ore dal Comitato esecutivo, l’accordo non c’è. Le negoziazioni con la famiglia Berlusconi, riporta l’edizione milanese del Corriere della Sera, andranno avanti anche stamattina, per scongiurare cause legali. Ma l’esito delle trattative è meno scontato di quanto si pensi, e ancora ieri l’atmosfera era sospesa. Entrambe le parti vogliono uscire dall’impasse a testa alta, dopo il dietrofront rossonero. E il quantum da sborsare sarà frutto di equilibri non banali.

Ricapitolando i vari passaggi. Più di sei mesi di bando. Il 7 luglio, la vittoria del Milan a suon di rilanci con Vitali-Stam. Un mese di silenzio. Il 3 agosto, la lettera firmata Barbara Berlusconi, in cui si ritrattavano a sorpresa molti punti già concordati, dal canone, ai tempi, alle bonifiche. Ancora silenzio. E gelo. La sera del 12 settembre, l’incrocio «casuale» tra Silvio Berlusconi e Benedini alla festa del vicepresidente di Fondazione Licia Ronzulli rompe il ghiaccio. Settimana scorsa finalmente l’atteso invito ad Arcore. Benedini a muso duro: la penale fissata in sede di bando, per il caso di recesso, andava dagli 8 ai 12 milioni. Berlusconi altrettanto irritato, anche se deciso a non arrivare alla rottura: nessun preliminare di contratto firmato, ha fatto presente, l’offerta con cui il Milan ha vinto il bando era «un’ipotesi tutta da discutere» (con Marina e con Fininvest): perché mai la penale? Alla fine, l’ex presidente del Consiglio ha lasciato margini di trattativa ma ha delegato a Barbara ogni passo successivo (riservandosi l’ultima parola).

Se per ipotesi (irrealistica) il Milan si rifiutasse di pagare un equo indennizzo, la Regione Lombardia, preposta al controllo dell’operato di Fondazione, dovrebbe voler approfondire le procedure di gara che hanno portato al pasticcio. E sempre in via di ipotesi, qualcuno potrebbe persino prefigurare una sorta di responsabilità a carico dell’amministrazione dell’ente privato, per le ultime fasi del bando.

Altro capitolo, il mandato di Benedini, che è in scadenza ad aprile: qualcuno sostiene che un’eventuale promessa di appoggio nella riconferma potrebbe essere arma «politica» nelle mani di Berlusconi, anche se chi conosce bene la trattativa dice che non lo è. In questo momento si pensa solo al bene di Fiera. E c’è poco da scherzare, con l’aumento di capitale fino a 70 milioni (quello della spa quotata in Borsa) alle porte. Il titolo, che a fine aprile – ai tempi del ricambio dei vertici di Fiera spa – valeva più di 7 euro, adesso è a poco più di 4. Un crollo del 40%.

Intrecciato a questo tema, poi, ce ne sono altri, a catena. Il futuro del Portello, con Vitali (secondo arrivato) sempre disponibile insieme al partner Ibm e al fondo Stam (ma il canone per la sua «Milano alta» non arriverebbe più a 4 milioni). Quello dei terreni Arexpo, con «trenta idee, ma solo abbozzate» (come ha detto al Corriere Andrea Silipo, presidente dell’advisor Arcotecnica Group).

Oggi alle 17 si riunisce il Comitato di Fondazione, e a buon senso si dovrebbe pensare ad una chiusura consensuale col Diavolo che versa una cifra tra i 6 e i 10 milioni. Ma c’è spazio per sorprese.

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