Tra i vari interrogativi sollevati dagli osservatori nel corso della trattativa tra la Fininvest della famiglia Berlusconi e il consorzio di investitori guidato da Bee Taechaubol, ormai in fase di conclusione dopo la firma del preliminare di vendita del 48% del Milan al broker thailandese e ai suoi soci, ce n’è uno che riguarda direttamente le prospettive di sviluppo del club. La domanda che in molti si pongono è: che utilizzo farà Fininvest dei 480 milioni di euro che Mr Bee e i suoi partner verseranno in cambio del 48% del Milan? E’ infatti evidente che, poiché sarà la holding dei Berlusconi a cedere il pacchetto azionario e non ci sarà dunque un aumento di capitale del club rossonero riservato al consorzio di Taechaubol, i 480 milioni non entreranno direttamente nelle casse del club e, almeno sulla carta, potrebbero pertanto essere destinati dalla Fininvest anche a scopi diversi rispetto allo sviluppo del Milan.

Non a caso, quando lo scorso febbraio collocò sul mercato il 7,79% di Mediaset incassando 377,2 milioni, Fininvest fece sapere che tali risorse sarebbero servite a rafforzare la struttura patrimoniale e societaria della holding, che negli anni precedenti era stata appesantita dall’esborso di circa 400 milioni nei confronti della Cir di Carlo De Benedetti per la sentenza sul Lodo Mondadori, ma anche ad “agevolare eventuali investimenti in un’ottica di diversificazione del portafoglio”. Dunque, se dovesse valere il medesimo argomento, anche i 480 milioni che la holding presieduta da Marina Berlusconi si accinge ad incassare dalla cessione del 48% del Milan potrebbero pertanto essere destinati ai medesimi obiettivi.

In realtà, secondo quanto appreso da Calcio&Finanza in ambienti finanziari, le risorse che Mr Bee e i suoi soci si apprestano a versare alla Fininvest dovrebbero in larghissima misura essere reinvestite nel club rossonero per sostenerne i piani di sviluppo sia a livello sportivo sia a livello commerciale e infrastrutturale.

Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol al momento della firma del preliminare di vendita del 48% del Milan
Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol al momento della firma del preliminare di vendita del 48% del Milan

Da un punto di vista contabile, infatti, Fininvest non ha più la necessità di utilizzare le risorse che incasserà dalla cessione del 48% del Diavolo per rafforzare la propria situazione patrimoniale, che già ora appare ben equilibrata. La holding, pur avendo distribuito lo scorso autunno riserve agli azionisti per 81,5 milioni, poteva contare già al 31 dicembre 2014 su una posizione finanziaria netta positiva per circa 160 milioni. Risorse tuttora in cassa, visto che a fronte dell’utile civilistico di 52,1 milioni fatto segnare dalla capogruppo nel bilancio 2014, la famiglia Berlusconi ha rinunciato ad incassare il dividendo. Non solo, alla cassa disponibile a fine dicembre si sono aggiunte nel frattempo le cedole staccate da Mediaset e Mediolanum e i 370 milioni incassati grazie al collocamento del pacchetto di azioni del gruppo televisivo, di cui 60 milioni sono stati però versati in primavera nelle casse del Milan per garantire la continuità aziendale del club rossonero dopo la perdita record di 90 milioni.

Il presidente di Fininvest, Marina Berlusconi
Il presidente di Fininvest, Marina Berlusconi

La cessione del 48% del Milan permetterà dunque alla holding di registrare nel bilancio al 31 dicembre 2015 una plusvalenza di circa 290 milioni (Il 99,9% del Milan era infatti iscritto nel bilancio di Fininvest a un valore di carico di 361 milioni), ma la liquidità incassata dovrebbe invece essere reimpiegata in varie modalità, anche in base agli accordi presi con lo stesso Mr Bee, per sostenere lo sviluppo del Milan.

I 150 milioni (al netto dei 60 già versati in primavera) già messi a disposizione del club rappresenterebbero dunque solo un primo step, una sorta di anticipo su quanto dovrebbe essere incassato nelle prossime settimane. Se entro il 30 settembre, come da tutti auspicato, ci sarà il closing con il consorzio di investitori organizzato da Taechaubol, Fininvest potrebbe mettere a disposizione dei piani di sviluppo del Milan almeno altri 300 milioni. Risorse che, ovviamente, non saranno destinate esclusivamente al calciomercato. Le priorità in casa rossonera, infatti, sono altre: dalla ristrutturazione del debito (247 milioni l’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2014) alla costruzione del nuovo stadio (progetto sul quale anche Mr Bee dovrà dire la sua), il cui costo è stimato in 300 milioni di euro circa.

Nuovo stadio Milan
Il rendering del progetto Stadio Milan Portello

Il piano finanziario per la realizzazione del nuovo impianto è ancora in fase di preparazione, ma non è detto che sia direttamente il club a farsi carico dell’investimento. Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti finanziari, infatti, l’operazione potrebbe essere realizzata attraverso una società di nuova costituzione (newco) che si finanzierà per circa 150 milioni tramite debito bancario (sono già in corso colloqui con primari istituti come Unicredit) e per i restanti 150 milioni tramite apporto di capitali da parte dei soci. Parte delle risorse che Fininvest incasserà da Mr Bee potrebbero pertanto essere impiegate (direttamente o indirettamente attraverso lo stesso Milan) nella capitalizzazione della newco.

Insomma, se il preliminare siglato nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol si concretizzerà nel passaggio di quote, il Milan potrà contare su un azionista di maggioranza relativa con le risorse necessarie a finanziarne lo sviluppo. Questo non dovrebbe peraltro alterare gli equilibri azionari definiti nelle intese con Mr Bee. Le risorse non entreranno nel Milan sotto forma di aumenti di capitale (che potrebbero mutare i pesi azionari tra i due soci), ma secondo altre tecnicalità (es. versamenti in conto copertura perdite) già sperimentate dai club italiani, tra cui lo stesso Milan. Questo per arrivare senza alterare la composizione azionaria fino al momento della quotazione in borsa del club.