Non è dato sapere se il Mantova tornerà davvero in serie A entro quattro stagioni, rispettando così l’obiettivo fissato da Serafino di Loreto della SDL intervenuto in questi giorni alla cena con i possibili finanziatori della società lombarda. Quel che è certo è che nel suo intervento Di Loreto ha fotografato esattamente la realtà del calcio italiano, nel bene e nel male.

Un passo indietro: SDL è una società che ha sede a Mazzano in provincia di Brescia ed è specializzata nell’analisi dei contenziosi con il sistema finanziario-bancario quando viziati da anomalie e principalmente dal fenomeno dell’anatocismo.

Perché SDL, che già nei mesi scorsi aveva provato a dare il proprio contributo per il salvataggio del Brescia calcio (con la formazione tra l’altro del Fondo Brixia aperto a chi avesse voluto contribuire a questa missione), entra nel calcio? “Vogliamo dimostrare che le cose che vengono spiegate nei nostri master di management se applicate nella realtà sono formule vincenti” ha spiegato lo stesso Di Loreto durante l’incontro ripreso dalle telecamere della Gazzetta di Mantova.

Per questo, allo stesso modo, Di Loreto propone l’ingresso di SDL nel Mantova senza che la società ritiri alcuna quota di capitale con un impegno del tutto gratuito da parte del management: “entriamo senza alcun compenso”, ha più volte precisato.

Su quali basi vuol rifondare il Mantova SDL, che nella sua struttura vanta un centro studi certificato ed opera per la formazione manageriale?

Su uno stadio di proprietà? Sulla fidelizzazione dei tifosi? Su merchandising o nuove strategie di sponsorizzazione? No, l’obiettivo dichiarato è “arrivare in serie B perchè lì si prendono 5-6 milioni di euro di diritti televisivi”.

Il piano – spiegato dallo stesso manager – diventa quindi chiarissimo snocciolando le cifre. SDL immagina di affrontare il prossimo campionato di Lega Pro con un budget di 2,5 milioni di euro così diviso:
– 600 mila euro messi a disposizione da SDL (non si parla di sponsorizzazione, ma escludendo che la quota sia parte del capitale rimane solo questa ipotesi)
– 500 mila euro sono i contributi della Lega Pro
– 300 mila euro derivanti dai ricavi della biglietteria
– altri 600 mila euro da raccogliere tra gli imprenditori mantovani

Con altrettanta lucidità spiega Di Loreto: “Stare in Lega Pro è un costo inutile che genera esclusivamente perdite economico finanziarie: i 500 mila euro di contributi che arrivano dalla Lega sono del tutto inutili, per questo bisogna puntare immediatamente alla promozione, scattare e passare in serie B dove si incassano immediatamente 5-6 milioni di euro dai diritti televisivi e investirli totalmente sulla squadra”.

L’obiettivo? “Arrivare in serie A in quattro anni”. Di Loreto ne è certo al punto che qualcuno, sentendolo, gli chiede se forse non è meglio dichiarare che si può arrivare “ad alto livello”. No, lui non fa marcia indietro: “questo è quello che abbiamo in mente e così lo vogliamo comunicare”. A quel punto, la cosa non è precisata ma ne è naturale conseguenza, i soldi dei diritti televisivi si moltiplicheranno ulteriormente.

Nelle premesse lo stesso Di Loreto aveva dichiarato: “noi abbiamo una società in Eccellenza (il Rezzato n.d.r.) con un bilancio di 250 mila euro, in un campionato dove girano budget da 7-8-900 mila euro”.

Davanti a progetti di questo tipo, da sempre, le piazze italiane si dividono tra chi dà credito e chi dubita della bontà dei progetti. In questo caso il leader di SDL sembra chiamare a raccolta la città tutta spiegando: “La società di calcio ha un valore etico superiore che vale la pena salvare e salvaguardare”. Ma chiede chiarezza a tutti: “Dobbiamo fare come quando quattro amici fanno una partita a poker: si mettono i soldi sul tavolo subito, senza chiedere credito a partita in corso“.

Nel progetto Di Loreto sta, a prescindere dalla buona riuscita o meno degli intendimenti, ed a prescindere da chi si metta a capo di una società, la sintesi perfetta di ciò che significa oggi prendere una società di calcio in Lega Pro e provare a condurla in categorie più alte: una scommessa nel breve termine per andare ad attingere al ricco mercato dei diritti televisivi da parte di società che nella più fortunata delle ipotesi si ritroveranno in serie A senza stadio, senza attività in grado di dare continuità nel lungo periodo al modello di business e spesso anche senza una piazza sufficientemente capiente da garantire un seguito degno dei migliori palcoscenici.

Forse, stante la situazione, la distribuzione dei diritti televisivi e la mutualità tra le società di serie B e Lega Pro, andrebbero riconsiderate nel quadro di una sorta di fair play finanziario interno al sistema calcio italiano che proporzioni i contributi al fatturato reale delle società.

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