Ad una settimana dal terremoto sui diritti tv, con le ispezioni della Guardia di Finanza nelle sedi di Lega Calcio, Infront, Sky e Mediaset, è la stessa Antitrust a spiegare il motivo dell’apertura dell’istruttoria, di cui si era già a conoscenza: “L’assetto finale” con cui le televisioni italiane si sono divise i diritti sulla Serie A del prossimo triennio appare come “il frutto di un accordo, realizzato successivamente all’espletamento della gara che ha determinato un esito delle assegnazioni diverso da quello inizialmente risultante dalla stessa procedura di gara”. Il bollettino dell’Antitrust precisa così che il presunto accordo avrebbe avuto come oggetto “l’assegnazione del pacchetto satellitare (A) a Sky, l’assegnazione del pacchetto digitale terrestre (B) a Rti e l’assegnazione del pacchetto per prodotto (D) a Rti e la cessione del pacchetto D da Rti a Sky”.

“Tale accordo – evidenzia l’Authority che garantisce la concorrenza dei mercati – potrebbe aver alterato il normale dispiegarsi del gioco della concorrenza, determinando di fatto una ripartizione dei diritti audiovisivi sulla base di un principio storico, cristallizzando le assegnazioni operate nelle stagioni calcistiche precedenti”. Nonostante le offerte di Sky fossero superiori sia per il pacchetto satellitare che per quello del digitale terrestre, alla fine Mediaset ha ottenuto comunque il pacchetto che voleva.

L’accordo, scrive l’Antitrust, “ha avuto l’effetto di escludere possibili nuovi concorrenti nel mercato. In ordine a tale ultimo profilo, rileva la circostanza che Eurosport aveva presentato un’offerta, manifestando in tal modo il proprio interesse all’assegnazione di una parte dei diritti audiovisivi in esame”. Dunque, come si era ipotizzato già la scorsa settimana, l’Authority sottolinea che “è possibile ipotizzare un’intesa restrittiva della concorrenza posta in essere da Sky, Rti, Mediaset Premium, Lega Calcio e Infront”. Ma a cosa potrebbero andare incontro le società? Nel caso in cui fossero accertate delle irregolarità, l’Antitrust potrebbe dare delle multe e persino – scrive Tuttosport – rendere invalida l’asta, col rischio di sconvolgere i bilanci dei club di Serie A, che hanno proprio in quella voce la maggior fonte di ricavi. Ma per avere un verdetto definitivo potrebbe volerci anche molto tempo: il procedimento dovrà chiudersi entro il 30 aprile 2016.