Se il thailandese Bee Taechaubol è pronto a lanciare l’offensiva per portarsi a casa il primo 20% del club, per arrivare al 65% nel 2016 – con una valutazione complessiva del Milan di 1,2 miliardi di euro -, i suoi concorrenti rimangono alla finestra e aspettano di fare anche loro la prima mossa. La pista cinese è l’unica credibile come alternativa a quella che porta a Mr Bee. Il burattinaio di questa operazione è invece Richard Lee, facoltoso uomo d’affari di Hong Kong che si sta muovendo molto per mettere insieme la cordata e i capitali utili a rilevare il club. Lui che conosce bene Silvio Berlusconi, è stato suo ospite a San Siro, potrebbe fungere da intermediario nell’operazione, come vi stiamo raccontando da settimane. Ma su chi metterebbe i soldi, il mistero è ancora fitto. L’idea di Berlusconi è comunque quella di tenere aperta la partita per la vendita del club fino all’ultimo, stimolando la concorrenza. Al punto che – fa notare la Gazzetta dello Sport – entrambi gli acquirenti hanno avuto la possibilità di verificare i conti del club con la due diligence. Ma solamente uno dei due, alla fine, avrà qualcosa in mano.

Al momento Bee, che verrà in Italia domenica 26 aprile per parlare con Berlusconi, è l’unico dei due ad avere delle carte dalla sua parte: un preaccordo con tanto di penale per Berlusconi qualora decidesse di non vendere. Ma in questi giorni anche i cinesi starebbero preparando un “memorandum of understanding”, cioè un documento di intesa che prevederebbe la cessione del 75% delle quote alla cordata capitanata da Lee, il quale lascerebbe la famiglia Berlusconi come azionista di minoranza. Con questo scenario, i cinesi potrebbero cambiare subito l’organigramma societario. Con gli stessi nomi che si fanno per la potenziale dirigenza di Mr Bee: resterebbe Barbara Berlusconi, andrebbe via Adriano Galliani, e si proverebbe a coinvolgere Paolo Maldini, il cui nome circola da mesi.

Da entrambe le parti però continua a non essere chiara la provenienza dei capitali. In particolare sul fronte cinese, si sono fatti molti nomi di potenziali finanziatori, tutti smentiti dai diretti interessati o da Fininvest. Prima Zong Qinghou, il re delle bibite in Cina, poi Wang Jianlin, il boss di Wanda Group che ha comprato Infront, poi “Mister Pink” e altri. L’impressione è che anche il governo cinese abbia interesse a portare i propri imprenditori nel calcio. E partire con il Milan sarebbe un bel colpo.

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