Mondiali 2018 “made in Russia”. Il governo russo ha esteso la politica di sostituzione alle importazioni ai progetti di costruzione delle infrastrutture per i Mondiali 2018, rispondendo così alla svalutazione del rublo, al calo dei prezzi del greggio e alle sanzioni imposte dalla comunità internazionale per la guerra in Crimea.

Lo ha annunciato lunedì il primo ministro russo Dimitri Medvedev, sottolineando la necessità di “rimpiazzare le forniture e le attrezzature straniere con gli equivalenti russi“. Il Ministero dello Sport, incaricato alla costruzione degli impianti per il torneo che comincerà nel giugno 2018, potrà ora rivedere prezzi, tempistica e portata delle opere dando così un durissimo colpo alle numerose multinazionali straniere che cercano di trarre vantaggio dal boom edilizio previsto per la manifestazione FIFA, e che comprende 300 progetti legati alla costruzione di infrastrutture il 31 diverse città.

Il rublo intanto pare in ripresa, mentre molti settori dell’economia, tra i quali quello dell’energia, paiono giovarsi del calo del valore della moneta nazionale, mentre altri, come l’agricoltura, stanno ottenendo anch’essi benefici dai programmi di sostituzione nelle importazioni. Da Mosca intanto si sono affrettati a rassicurare la FIFA che costi e budget di spesa rimarranno in linea con le previsioni fatte in precedenza, sottolineando che non c’è alcuna intenzione di chiedere all’ente di governo del calcio mondiale di rivedere il programma relativo ai Mondiali 2018. Ma una prima sforbiciata c’è stata già con la riduzione in numero degli hotel (per un risparmio stimato in 435 milioni di euro) che dovranno ospitare le migliaia di tifosi che giungeranno nel paese da ogni angolo del globo.

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