Deve essere il nome ad ispirarne la vocazione: Internazionale. Di certo, c’è che oggi il club in mano al magnate indonesiano Erick Thohir ha deciso da tempo di espandere il proprio marchio in Asia. Puntando non solo sul Sud Est del continente, ma anche sulla Cina. Ovvero, su un Paese da anni legato al club nerazzurro, tanto che la società può contare su una larga base di tifosi cinesi grazie ad una tournée dell’Inter in Cina per una serie di amichevoli nel 1978. Il club, guidato dall’allora dirigente Sandro Mazzola, fu il primo italiano a giocare nella Repubblica popolare Cinese.

Una relazione, quella tra Inter e Cina, che potremmo quindi definire storica. E che Thohir intende sfruttare: probabile acquisto di Zhang Linpeng, difensore del Guangzhou di Fabio Cannavaro rientrerebbe nella strategia di marketing impostata dall’azionista di maggioranza nerazzurro.

Zhang, il “Sergio Ramos cinese”

In patria lo paragonano al difensore spagnolo del Real Madrid, per il fisico (è alto 1,85) e per la duttilità nel ricoprire sia il ruolo di centrale che di laterale in difesa. Classe 1989, Zhang vale attualmente 1 milione di euro ed ha il contratto in scadenza nel dicembre 2015. Gioca nel Guangzhou Evergrande, club con il quale sotto la guida di Marcello Lippi ha vinto due campionati cinesi e una Champions League asiatica.

E proprio nel segno di Lippi potrebbe continuare la carriera di Zhang. Secondo alcune recenti voci di mercato Davide Lippi, figlio di Marcello e rappresentate del giocatore in Europa, lo avrebbe proposto all’Inter, che ci starebbe pensando. Perché l’approdo di un giocatore cinese all’Inter – il primo in 107 anni di storia nerazzurra – sarebbe un tassello importante nella strategia di marketing voluta da Thohir per espandere il marchio nerazzurro in Asia (leggi i numeri di Calcio&Finanza sul piano di Thohir).

Inter-Cina: una tradizione che dura dal 1978

Forse non tutti – sicuramente i più giovani – ricordano che l’Inter è stata la prima squadra italiana a giocare nella Repubblica Popolare Cinese. Un legame sportivo (e non politico) che con un Paese del blocco comunista si era già verificato nel 1960, quando i nerazzurri dei giovani ma già promettenti Guarneri e Angelillo furono il primo club professionistico italiano ad essere invitato in Unione Sovietica, per una serie di amichevoli conclusa con il match contro la nazionale. L’Urss si era già aperta allo sport internazionale, tanto che nel 1958 la selezione sovietica aveva partecipato al suo primo Mondiale, in Svezia, arrivando quarta. Nell’anno degli Europei, la squadra del mitico Lev Yashin stava cercando squadre per allenarsi in vista dell’inizio del torneo e la scelta ricadde sull’Inter: finì 2-2.

Passarono 18 anni e Sandro Mazzola, passato dal campo alla scrivania, intuì che l’Inter era pronta per entrare ancora in Paese del blocco comunista, per giocare a calcio, intuendo le potenzialità della Cina. Il 10 giugno del 1978, due giorni dopo la vittoria della Coppa Italia contro il Napoli, l’Inter allenata da Eugenio Bersellini volò verso Pechino. Un viaggio di 22 ore, al termine del quale i nerazzurri incontrarono subito la nazionale ospitante. In campo c’era un giovanissmo Walter Zenga, oltre a Beccalossi, Altobelli, Oriali. “Giocate più partite possibile con più avversari possibili” era stato il consiglio di Pelè dato ai cinesi, che l’anno prima avevano per la prima volta approntato una nazionale che si esibisse contro i New York Cosmos di Pelè. L’Inter giocò in tutto 4 amichevoli e portò a casa soprattutto un successo di consenso.

Nacquero i primi tifosi nerazzurri cinesi e 3 mesi dopo la nazionale cinese venne in Italia per uno stage tecnico. Naturalmente, come primo avversario scelsero l’Inter: si arrivò così l’amichevole Italia-Cina giocata a San Siro il 10 settembre 1978. Finì 6-2 per i nerazzurri.