Non è bastato un Mondiale da patrocinatore ufficiale e la sponsorizzazione delle due finaliste della rassegna brasiliana per permettere ad Adidas di fare del 2014 un’annata trionfale. Un anno, quello coinciso con la Coppa del mondo, che, in realtà, è stato vissuto rincorrendo, tra tagli alle previsioni e risultati che hanno confermato una sostanziale crisi della rete commerciale del marchio tedesco sul mercato.

Il mercato cinese in aiuto di Adidas

E se la crisi del settore sul mercato russo, che riflette quella che sta attraversando il paese in generale, è stato il focolare principale di un’emorragia finanziaria piuttosto allarmante, tuttavia, la prima boccata di ossigeno per i conti della nota azienda bavarese arriva dalla Cina, un mercato in costante evoluzione,   e che, al momento, potrebbe lentamente portare Adidas a vedere la luce alla fine del tunnel: le vendite, sul suolo cinese, sono infatti cresciute del 10%, e il fatturato ora sfiora i 2 miliardi di dollari.

L’espansione dei negozi a tema

In Cina infatti, la richiesta di prodotti Adidas sarebbe in crescita, tanto che la nota firma di abbigliamento sportivo, per consolidare un trend che viaggia in positivo, starebbe pensando all’espansione della rete dei negozi specializzati, dedicati cioè ognuno ad un particolare sport. Un’idea che, secondo Colin Currie, responsabile marketing in Cina, potrebbe rivelarsi fondamentale per alimentare ulteriormente la ripresa, perché permetterebbe di diversificare l’offerta, di offrire cioè una gamma di prodotti ai quali il pubblico cinese, al momento, non ha facile accesso. Il mercato orientale, come scriveva C&F, vede infatti la supremazia di Adidas, meglio capace di adattare le proprie politiche di marketing alle esigenze e alle peculiarità di un’economia dapprima emergente e poi anch’essa stagnante dopo il boom degli anni ’80.

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Nato a Roma nel 1984, dopo la facoltà di Scienze Politiche il salto nel giornalismo sportivo con una collaborazione triennale con Canale Inter.