Tornano le voci sulla volontà di Silvio Berlusconi di cedere il controllo del Milan. Questa volta sono Repubblica e il Secolo XIX a riportare la clamorosa indiscrezione sulla cessione del club che come già accaduto in passato sarebbe filtrata dopo la tradizionale cena del lunedì ad Arcore tra l’ex presidente del Consiglio e i 5 figli, che con lui condividono il controllo della Fininvest.

Le ragioni economiche del perché Berlusconi vorrebbe, dopo 29 anni di presidenza, disfarsi del club rossonero sono ampiamente note a i lettori di Calcioefinanza.it: il peso della società rossonera sui conti della Fininvest sta diventando sempre più insostenibile, non tanto per l’ammontare del deficit da coprire, che pur rappresenta un impegno economico importante (si parla di 50-70 milioni solo a fronte del bilancio 2014), quanto per le difficoltà stesse della holding, già colpita dalla sentenza sul Lodo Mondadori (circa 400 milioni girati alla Cir della famiglia De Benedetti), cui ora si è aggiunto l’obbligo imposto dalla Banca d’Italia di cedere il 20% di Mediolanum, che in una fase di transizione per Mediaset, ha rappresentato in questi anni la principale fonte di sostentamento della società cui fa capo l’impero Berlusconi.

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La prima pagina di Repubblica che riporta l’ipotesi di cessione del Milan

Se a questo si aggiungono le performance negative della squadra rossonera, che da un paio di stagioni ormai non riesce a dare grandi gioie ai propri tifosi e che anche quest’anno, sotto la guida di Filippo Inzaghi, rischia di non centrare la qualificazione alla Champions League (fondamentale per riportare i ricavi almeno sopra i 250 milioni), è evidente il perché Berlusconi sia tornato a ragionare sulla cessione del Milan.

Vendere ora il club non è però così facile. Nel loro articolo i giornalisti di Repubblica, Enrico Currò e Luca Pagni, hanno sottolineato che pur di disfarsi del Milan, Berlusconi sarebbe disposto a spuntare una valutazione più bassa rispetto 900 milioni fin ora chiesti ai potenziali investitori (leggi le stime di C&F sul valore del Milan). Si parla di 800 milioni, tra capitale e debiti (250 milioni i debiti finanziari a fine 2013), che rappresenta comunque una cifra ancora ragguardevole, considerate le prospettive di sviluppo del club alla luce del contesto del campionato italiano e dei vincoli attualmente imposti a nuovi investitori dalle regole del Fair Play Finanziario. Più bassa, attorno ai 500 milioni, invece, la cifra indicata dal Secolo XIX, che rappresenta comunque una cifra importante. In altre parole, se davvero Berlusconi dovesse riuscire a trovare un compratore per il Milan, quest’ultimo si troverebbe nelle stesse condizioni in cui si è venuto a trovare Erick Thohir dopo l’acquisto del controllo dell’Inter. Ovvero con le mani legate sul fronte degli investimenti.

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L’articolo del Secolo XIX sulla possibile cessione del Milan

Le perdite accumulate dal Milan nelle ultime due stagioni, cui si sommerrà quella relativa all’esercizio 2014 (si parla di 70 milioni a livello di capogruppo e di circa 50 milioni a livello di gruppo Milan – leggi l’analisi di C&F) e presumibilmente quella relativa all’esercizio 2015, potrebbero infatti costringere il futuro proprietario del Milan a lavorare sul contenimento della perdita anziché sugli investimenti per rilanciare la competitività della squadra. Questa, al di là di tutte le chiacchiere, è la leva sulla quale impostare il rilancio del brand Milan necessario a far ripartire i ricavi sul fronte commerciale.

Perché i ricavi di un club crescano in modo consistente, non bastano managerialità e programmazione, serve infatti anche un brand di successo, che contribuisca a massimizzare i ricavi derivanti dai diritti tv, dalle sponsorizzazioni, dal merchandising e dallo stadio. E per avere un brand di successo, specie sui mercati internazionali, bisogna vincere sul campo. Il blasone, su cui il Milan, grazie alla sua storia di successi internazionali, può ancora contare, non è infatti sufficiente. Ma per tornare a vincere, più che in Italia, in Europa, servono investimenti e se non ti puoi più finanziare in deficit, serviranno tempi lunghi e una strategia precisa per colmare il gap con i top club.

Da questo punto di vista il pacchetto di benvenuto (welcome package) contenuto nella proposta, recapitata dai club europei alla Uefa, contenente suggerimenti per modificare il regolamente sul Fair Play Finanziario, sarebbe una misura che agevolerebbe la cessione del Milan a un nuovo investitore (leggi la proposta dei club all’Uefa rivelata da C&F)

La proposta prevede infatti che i club nel cui capitale sono entrati (o entreranno) nuovi investitori possano permettersi una perdita massima di 50 milioni di euro nel primo anno, per poi diminuire a 40 milioni nel secondo, a 30 nel terzo e infine a 20 nel quarto. Un tetto dunque meno stringente rispetto ai 45 milioni cumulati in tre anni previsto dall’attuale regolamento.

Non è forse un caso che proprio di recente Umberto Gandini, direttore dell’organizzazione sportiva del Milan e vicepresidente dell’Eca abbia sottolineato le difficoltà create dal Financial Fair Play a nuovi investitori. «Il fair play finanziario», ha affermato Gandini nel corso dei Globe Soccer Awards di fine dicembre a Dubai, «ha portato un po’ di buon senso nella gestione delle società di calcio. È stato un successo in termini di riduzioni delle perdite complessive del calcio europeo. Dall’altro lato c’è però da considerare come alcuni club a causa di questo sono cristallizzati, ci sono investitori che vorrebbero entrare in gioco ma che vengono frenati proprio da questo meccanismo. In Europa in questo momento ci sono solamente 5-6 grandi club, quello a cui dovrebbe mirare l’Uefa è di avere come minimo 20 grandi club».

Sull'ipotesi di cessione del Milan è stato scritto molto in questi anni
Sull’ipotesi di cessione del Milan è stato scritto molto in questi anni

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