Carpi Calcio – Carpi è un piccolo comune italiano della provincia di Modena, in Emilia-Romagna, composto da 69.993 anime. La piccola città del modenese è famosa per la maglieria ed è stata anche protagonista di una “rivoluzione silenziosa” che ora è riuscita a venire alla luce del sole grazie alle gesta calcistiche della sua squadra locale per la prima volta in Serie B ed ora in vetta alla classifica.

Il Corriere Economia ha dedicato una bel approfondiemnto sulla piccola città del centro Italia. Una terra ricca di sorprese quando si parla di pallone. Sassuolo non è lontana e a Carpi risiede non solo l’azionista del team locale, Stefano Bonacini, ma anche il presidente dell’Hellas Verona Maurizio Setti. La rivoluzione silenziosa è l’evoluzione del vecchio distretto della maglieria in una piccola capitale del pronto moda italiano, dove ben ben 4 aziende potrebbero a breve quotarsi. Twin-Set, Blumarine, main sponsor del Carpi Calcio, Liu Jo e Manila Grace.

Ormai sono in grado di sfornare e consegnare subito ogni 2-4 settimane una nuova mini-collezione da 10-20 prodotti. Non si tratta di grossi volumi ma è decisiva la tempistica di risposta al mercato. Non servono più i venditori e il negozio non ha più tempi morti, è rifornito quasi in continuazione. Naturalmente questo modello ha il suo completamento naturale nella rete di punti vendita monomarca che funzionano in andata come sensori dei gusti del mercato e in ritorno come il miglior meccanismo distributivo”, ha detto al Corriere Economia Carlo Pambianco della Pambianco Strategie di Impresa. E pensare che l’evoluzione di Carpi è avvenuta in condizioni di un contesto decisamente sfavorevole, tra cui spicca il terremoto del 2012 che mise in ginocchio la zona. Ma se prendiamo in considerazione i numeri di Blumarine, il main sponsor del Carpi Calcio, la decana delle imprese di abbigliamento di successo del distretto di proprietà della famiglia Tarabini, i riusltati sono straordinari. Il marchio esporta ben al 70%.

Carpi Calcio, le basi si fondano su Gaudì

Sono la punta dell’iceberg di un distretto che vale 1,4 miliardi di euro. Le prime quattro-cinque imprese sono oggi responsabili di quasi la metà del fatturato distrettuale e, più in generale, prosegue il processo di concentrazione che ha portato alla formazione di una nuova élite di medie imprese, una quindicina, tutte dotate di un marchio proprio“, ha detto al Corriere Franco Mosconi, economista, carpigiano d’adozione e attento osservatore del modello emiliano. Tra le aziende di spicco ricordiamo anche Gaudì, di proprietà di Stefano Bonacini, il patron che ha portato il Carpi Calcio in B e che rischia anche di portarlo in A.

Alberto Lattuada

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