Rangers

Un consorzio d’affari, secondo quanto si apprende da BBC Scotland, guidato dal businessman George Letham ha acquistato il 16% dei Rangers di Glasgow dal gruppo di investimento Laxey Partners. Il consorzio, che comprende anche l’azionista George Taylor (executive manager di una società finanziaria con base ad Hong Kong) e Douglas Park (uno degli uomini d’affari più in vista e di successo in GB), avevano infatti offerto, di recente, di investire 6,5 milioni di sterline attraverso una nuova emissione di azioni. Il “Trio” dunque, nonostante qualche difficoltà iniziale, avrebbe invece acquistato poco più di 13 milioni di azioni a 20 penny ciascuna in tre diverse operazioni di compravendita (per un totale di poco meno di 2,7 milioni di sterline) e sono ora il gruppo con la quota partecipativa più grande nel club (“rubando” il posto proprio a Laxey Partners).

Le difficolta finanziare dei Rangers

I Rangers, uno dei pù gloriosi club scozzesi assieme al Celtic, hanno bisogno di 8 milioni di sterline in nuovi finanziamenti per poter proseguire con l’attività operativa dei prossimi 12 mesi del 2015, tanto che, accanto alla proposta di un consorzio che vedeva la presenza dell’ex manager Dave King, si era poi fatta avanti, come detto, l’iniziativa dei tre uomini d’affari come alternativa ai finanziamenti di Mike Ashley.

Il piano di Ashley bocciata dalla SFA

Nel disperato bisogno di denaro contante (nonostante un prestito di 3 milioni di sterline proprio da Ashley) si inserisce la strategia del proprietario del Newcastle:usare” cioè una nuova emissione di azioni per aumentare la propria quota di partecipazione a poco meno del 30% (dalla sua attuale quota del 8,92%). Un proposito ben presto bocciato dalla Scottish Football Association, a causa dell’evidente “Dual Interest” che avrebbe caratterizzato l’intera operazione. Ashley infatti, in precedenza, aveva anche sottoscritto un accordo in base al quale la sua partecipazione nel club si sarebbe fermata al 10%.

Ma, soprattutto, è proprio la SFA a circoscrivere il raggio d’azione dell’imprenditore inglese, in quanto, l’articolo 13 del suo Statuto, afferma che “nessun individuo può avere partecipazioni in due società senza previa autorizzazione scritta da parte del consiglio”. In questo senso, proprio Letham, Taylor e Park, rappresentavano l’alternativa più credibile ad Ashley, nonostante la bocciatura della “resolution nine“, che, in sostanza, impediva a nuovi investitori di poter sottoscrivere interamente l’emissione di nuove azioni previa l’offerta delle stesse ai vecchi azionisti.

Ora, seppur il proposito inziale fosse diverso, il 16% del club finisce nelle mani di un “Trio” economicamente solido, intenzionato a restituire stabilità a medio-lungo termine ad un club che, negli ultimi anni, è finito nell’incubo delle serie minori.

Fabio Colosimo