10 milioni di euro per diventare i nuovi proprietari del Brescia Calcio. Lo dice Luigi Ragazzoni, amministratore unico delle Rondinelle, che aggiunge come non sia neppure necessaria la buonauscita per la famiglia Corioni.

Intanto Aldo Rebecchi rilancia l’idea della Fondazione ma a una condizione che il nuovo proprietario dia i propri soldi nè alla banca nè all’attuale famiglia proprietaria. Una società del tutto nuova, insomma, che possa far tornare il Brescia ai fasti di un tempo. Ad entrare nella Fondazione avrebbe già dato disponibilità avrebbe già dato disponibilità a entrare un fondo bresciano, che si appoggia alla Deutsche Bank, del valore di 10 milioni, non traducibili immediatamente in liquidità, che è il problema principale della crisi del Brescia, ma che costituiscono
il valore complessivo del fondo stesso.

E pensare che a Profida Italia non ne sono bastati sei per prendersi il Brescia. Una porta sbattuta in faccia sia a Sagramola, rappresentante di Profida Italia, sia all’ingresso di una realtà come Infront, il colosso mondiale del marketing sportivo, con i benefici che questo avrebbe comportato, non solo per la questione-stadio. Sagramola si è detto disposto a riaprire la trattativa. “Lunedì lanceremo un aumento di capitale, come prevede il diritto civile”, ha detto Ragazzoni. “È riservato esclusivamente agli attuali soci per un determinato tempo, non meno di 15 giorni dal deposito dell’atto in Tribunale. Poi, se Gino Corioni non mette le risorse per l’aumento di capitale, sarà possibile l’ingresso di nuovi soci. Ma serve gente in grado di mettere capitali adeguati. Io non intendo proseguire in questa avventura, sono un tecnico e non un uomo di calcio. Ma i soldi di un nuovo socio, sia ben chiaro, andrebbero nelle tasche della società, non degli attuali proprietari per i quali non è prevista alcuna buonuscita”.

Il Brescia non è fallito, come in tanti dicono, ma ha bisogno di liquidità. Il debito societario non sarebbe nemmeno tra i più alti. “Il problema è che in questi anni Corioni ha sempre portato a Brescia giocatori forti, che però pretendevano ingaggi di un certo peso. E come ha fatto per restare a galla o con le plusvalenze cedendo altri giocatori, o mettendoci soldi suoi. Ma questo, adesso, non è più possibile”, ha concluso Ragazzoni. Ora chi vuole salvare il Brescia deve farsi avanti.

Alberto Lattuada