Dan Meis ha progettato lo Staples Center di Los Angeles e ha lavorato a progetti relativi ad innumerevoli altre arene di alto profilo. Ora è l’uomo con il compito di progettare il nuovo stadio della Roma.

Non è un segreto che la il presidente James Pallotta, azionista di minoranza nei Boston Celtics, franchigia di NBA, stia cercando di portare un pò di “sapore americano” nella capitale. Fin dal suo arrivo nel 2011 sono arrivati gli accordi di sponsorizzazione con Nike e Disney, e la strategia del team di marketing è stata completamente rinnovata. Ma il pezzo mancante del puzzle italo-americano è lo stadio. Pallotta e i co-proprietari della Roma sperano di trasferirsi nella loro scintillante nuova arena alle porte di Roma entro il 2017, migliorando le fortune finanziarie del club e andando a creare una vera e propria destinazione di intrattenimento live come lo è l’arena di Los Angeles. Ma, come ha ammesso lo stesso Dan Meis, solo perché qualcosa funziona in California non significa che funzionerà anche a Roma.

Meis ha detto che il quartiere dei divertimenti di LA, adiacente allo Staples Center, è “di certo un modello” per il futuro Roma Village, che verrà creato al fianco del nuovo stadio della Roma. Una delle sfide più grandi durante il processo di progettazione è stata quella di decidere come introdurre nuove idee innovative rimanendo allo stesso tempo fedeli allo spirito del club. Come, ad esempio, è il mantenimento della Curva Sud, un elemento molto importante dell’Olimpico. “Quello che abbiamo fatto nel disegno è mettere in chiaro che la Curva Sud è qualcosa di diverso. Diventa qualcosa di interno ed esterno allo stadio, che diventa quasi un luogo in sé e per sé. Abbiamo pensato che c’era un’incredibile opportunità di far sentire diverse le persone che stanno in Curva Sud, perchè loro sono un pezzo importante della costruzione”, ha detto Meis. “All’interno dello stadio abbiamo studiato il modo migliore per creare un muro e il riferimento è sempre stato Borussia Dortmund. Ci sono altri posti dove esiste questo genere di cose, ma Dortmund è probabilmente l’esempio più famoso di questo “muro di persone”. Questo è sicuramente un modello che abbiamo esaminato”.

Alberto Lattuada