Fabio Capello? “In Russia è diventato una questione politica“, spiega all’Adnkronos Piotr Kuznetsov, il giornalista sportivo che si occupa di calcio per il quotidiano Kommersant e ha seguito la Tavola rotonda organizzata lunedì alla Duma sulla preparazione della nazionale per la Coppa del mondo del 2018 che si disputerà proprio in Russia, a cui era stato invitato a partecipare anche il ct.

L’incontro, “decisamente inusuale”, ha fornito l’occasione a molti deputati, fra cui spiccano l’ultranazionalista Vladimir Zhirinovsky, il presidente della Commissione sport della Camera bassa del Parlamento e il primo vicepresidente della Commissione, di esprimere il discontento per l’andamento della nazionale: maldigerito il Brasile, il match contro la Moldavia in vista delle qualificazioni per gli Europei del 2016 ha riacceso le polemiche.

“Contro la Moldavia la Russia ha giocato una partita difensiva. E questo conta molto, al di là del risultato. I russi possono anche accettare una sconfitta, ma non che i giocatori non siano aggressivi in campo. I tifosi chiedono un calcio di attacco, come quello del precedente allenatore della nazionale, Guus Hiddink”, sottolinea Kuznetsov , denunciando che il problema reale “è la mancanza di informazione sul lavoro che l’allenatore sta svolgendo, sulle sue opinioni, sul modo in cui sta preparando la nazionale alla coppa del mondo”.

Il pubblico russo era abituato a tutt’altro stile con l’olandese che ha preceduto Capello, ma anche all’eredità sovietica della discussione pubblica di una sconfitta e del successivo licenziamento dell’allenatore, come è accaduto anche di recente nel caso dell’hockey, con l’allontanamento dell’allenatore della nazionale Zinetula Bibyatednikov dopo i deludenti risultati alle olimpiadi di Sochi.

Le critiche a Capello sono “un modo facile per i deputati per guadagnare consenso. Danno voce alla frustrazione generale del pubblico russo per la nazionale guidata dal ct italiano, citando le pressioni dei loro elettori nelle circoscrizioni in cui sono stati eletti”.

I contenuti degli interventi sono stati amatoriali, pretestuosi, ma è emersa una grande frustrazione, anche a seguito della mancata comparsa dell’allenatore alla Duma subito dopo l’eliminazione in Brasile.

In molti hanno ricordato che aveva preferito allora andare in vacanza. Capello può contare sul sostegno del ministro dello sport, Vitaly Mutko, che grazie al successo alle olimpiadi di Sochi ha acquistato un peso politico forte, e ha accesso diretto al presidente Putin.

“Capello non ha l’appoggio dei circoli, dei tifosi e neanche dell’ambiente del calcio, ma può contare su un sostegno politico molto forte e di alto livello che conta molto di più”, sottolinea il giornalista, che riconosce lo sforzo dell’allenatore italiano per rinnovare la squadra in crisi di trasformazione e le difficoltà che incontra (giocatori bravi in età critica, un solo giocatore russo nei club stranieri, una generazione di minor talento rispetto a quella che l’aveva preceduta).

Quanto alla convocazione dell’allenatore alla Duma – il figlio di Capello, Pierfilippo, ha assicurato all’Adnkronos che il padre non ha mai ricevuto alcun invito né formale né informale- Kuznetsov spiega che una procedura per chiamare a riferire gli allenatori di calcio non esiste, né tantomeno è mai accaduto una cosa simile ad altri esponenti dello sport, come accade per membri del governo.

Tuttavia Capello era stato invitato al Forum a cui hanno preso parte funzionari del ministero dello Sport, deputati, dirigenti della Federazione calcio russa e membri del comitato organizzatore della Coppa del mondo del 2018. Da Zhirinovsky. “Ma erano in molti i deputati che volevano che Capello si presentasse per rispondere alle loro domande”.

Fabio Colosimo