Evolution to Revolution: è il giusto modo per definire un processo di forte impatto per il soccer americano e che si appresta a disegnare una nuova geografia del calcio: una rivoluzione appunto, che ha l’intento di proporre nuovi rapporti di forza e che proietti gli Usa nello scenario del calcio in cui lo spettacolo si avvicini sempre di più alla credibilità. Perché abbiamo più volte visto che la MLS è cresciuta ed è destinata a crescere ancora perché in programma c’è l’ambiziosissimo progetto di fare della Mls uno dei più importanti campionati di calcio a livello globale, riempendo, a suon di milioni, quelle ‘mancanze’ che ad oggi caratterizzano il soccer.

Gli investimenti in infrastrutture, marketing, nuove licenze e, naturalmente, nelle stelle del calcio europeo, seppur alcune di esse a fine carriera, hanno infatti anticipato quella che sarà la nuova fase di un evoluzione che, in realtà, parte da ben più lontano: il 2020/2022 è il limite temporale più prossimo per sostanziare l’dea principale, e cioè quella di fare del calcio americano un industria al top, sulla falsariga degli altri maggiori sport che, al momento, catalizzano maggiormente l’attenzione di tifosi e appassionati, generano ricavi e monopolizzano le richieste delle emittenti tv.

La MLS, per recuperare terreno, ha introdotto un concetto interessante denominato MLS NEXT, nel quale futuro e passato si mescolano con la chiara intenzione di creare una sinergia che possa creare un’identità forte per il soccer americano.

La nuova fase inizierà nel 2015 e si fonda su tre o quattro fondamentali iniziative:

Nascita di nuovi club: Per il 2020 si punta ad arrivare a 24 franchigie in totale, e già nel 2015 partirà il progetto degli Orlando City Sc e dei New York Fc (futura squadra di Frank Lampard e David Villa)  sorta da un accordo tra il Manchester City e i New York Yankees che ne hanno acquisito i diritti di espansione per 100 milioni di dollari. Un incremento numerico che dovrà permettere il ‘consumo di calcio’ laddove la richiesta inizia ad essere sempre più alta e insistente e cioè in quelle zone dove gli USA si trovano più ‘scoperti’. Interessante poi l’iniziativa di David Beckham, che, con il miliardario boliviano Marcelo Claure, pare intenzionato a far partire la sua ‘franchigia’ a Miami, nonostante il fallimento dei Fusion (socceritalia.it);

Espansione dal punto di vista commerciale e televisivo: un nuovo ‘Corporate Media’, con trasmissioni su Fox Sport e ESPN delle gare della Lega. Da sottolineare in tal senso l’importante dato legato ai diritti tv: nello scorso maggio sono stati ceduti alla cifra di 630 milioni di dollari, cifra che testimonia il crescente interesse verso la MLS americana anche da parte delle più importanti emittenti televisive; 

Costruzione di nuovi stadi: a San Josè nel 2015 e a Orlando nel 2016, franchigia quest’ultima molto seguita e che, grazie al supporto delle autorità locali, riuscirà a costruire un nuovo impianto dedicato al soccer, da 20 mila posti. Condizione essenziale per fare parte della Lega, come sottolinea anche socceritalia.it;

Ingaggio di nuove stelle dall’estero: Kakà e Lampard sono gli ultimi due campioni che finiranno la carriera, con ogni probabilità, in America. Due giocatori di fama internazionale che avranno il compito di spingere la visibilità del torneo e renderlo più competitivo, testimonial-esca che dovranno aprire le porte ai futuri campioni che la Lega vorrà con sè.

Interessante in tutto questo la parte legata al branding“, perché la ristrutturazione del calcio statunitense sta prendendo forma anche attraverso una rivisitazione del classico logo che ha da sempre contraddistinto la competizione. Un ‘lavaggio’ totale dell’immagine che parte anzitutto dal cambiamento di quella corporativa, in cui si è posta l’enfasi soprattutto sulla semplicità del disegno e la forza del significatoLa ricostruzione del marchio, ha però diviso i fans, a metà tra sostenitori e detrattori, e che hanno invaso le reti sociali con discussioni legate alla bontà della scelta.

Più nello specifico, il logo  (ufficiale dal 2015) rappresenta un campo diviso da una linea, a rappresentare il ‘primo tempo’ e il ‘secondo tempo’, in cui è stata mantenuta la scritta MLS, il blu e il rosso (i colori degli States), ma sono stati aggiunti ad essa 3 stelle che simboleggiano i pilastri del nuovo soccer: il club, il paese, la comunità. La seconda metà del logo è stata lasciata in bianco: una scelta che potrebbe lasciar pensare alla possibilità di inserirvi in via successiva quello dello sponsor ufficiale del campionato, iniziativa che si tradurrebbe in un grosso afflusso di denaro per le casse della Lega.

Don Garber, n.1 della MLS, ha comunque difeso il nuovo stemma, definito troppo poco sentimentalista e privo di creatività e dunque pensato solo per i patrocinatori, come sostengono appunto i suoi detrattori. Perché poi la MLS ha ideato un sistema uniforme di stemmi, abolendo quelli tradizionali delle diverse franchigie: tutti uguali a quello del campionato, ma differenti solo nelle tonalità cromatiche, la cui base sono i colori rappresentativi di ciascun club. Con il chiaro intento di sfruttare la possibilità di poterli ‘esportare’ anche al di là della comunità in questione.

Dettagli comunque di un processo di proporzioni più vaste e significative, in cui la MLS si appresta ad avviare un’espansione decisiva per tracciare le linee guida di un business sempre più imponente, puntando le sue fiches sul marketing, i media e ovviamente i consumatori di calcio e i potenziali tali. Il che rende l’idea della rivoluzione in atto negli States: portare il calcio ad un livello mai visto, nel tentativo di affiancare, in tutto e per tutto, i maggiori campionati europei. Compresa la credibilità.

Fabio Colosimo

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