Nel calciomercato attuale, sempre più importanza stanno assumendo i cosiddetti fondi di investimento,  società che, investendo nel calcio, spesso e volentieri detengono importanti quote dei cartellini dei giocatori e ne indirizzano non di rado il futuro. In tal senso, tre dei più importanti fondi di investimento hanno ammesso a Bloomberg che il campionato di calcio francese ha dato loro il permesso di dare finanziamenti alle squadre in cambio di condividere una quota dei conguagli legati al trasferimento di un giocatore, un sistema che alcuni organismi sportivi hanno visto di buon occhio.

Il modello è una variante della cosiddetta proprietà di terze parti’, che la UEFA ha ad oggetto a causa delle preoccupazioni etiche sollevate dalla questione. I dirigenti dei tre fondi intanto, uno di base a Manchester, la R2 Asset Management Ltd, uno di base a Malta, Doyen Sports Investments Ltd e Fairplay Capital Sicav SA in Lussemburgo, hanno dichiarato di avere il consenso del campionato per prender parte in operazioni cui esse possono ricevere parte della futura tassa di trasferimento di un giocatore nel momento in cui l’operazione dovesse andare a buon fine.

In particolare Fairplay Capital Sicav SA, come ha ricordato Marco Bellinazzo nel suo blog sul Il Sole 24 Ore, fra i suoi partner, vede anche la presenza di Pierfilippo Capello, figlio del commissario tecnico della Nazionale russa Fabio Capell

Il portavoce campionato francese Jerome Belaygue ha invece sottolineato che la ‘proprietà di terze parti’ rimane assolutamente vietata in Francia, senza peraltro rispondere immediatamente alla richiesta di commento sul modello finanziario adottato dai tre fondi. Quale la verità?
Fondi che stanno cercando di realizzare un profitto dal mercato europeo dei trasferimenti di ben 4 miliardi dollari, sottolinea Bloomberg, una cifra che è aumentata di ben sette volte in valore dal 1995 perché club come Manchester City e ParisSaint Germain hanno collezionato grosse perdite per inseguire il successo sul campo e riscattarsi da precedenti gestioni infruttuose.

“Le cifre del mercato di trasferimento sono fantastiche,” ha sottolineato Laurent Pichonnier, membro del consiglio di Fairplay Capitale, che sta cercando di raccogliere fino a 150 milioni di euro (193 milioni dollari) da investire. Se si ottiene un terzo del trasferimento, il ritorno è un vero successo.”

Più nel dettaglio, la proprietà di terze parti consente dunque agli investitori di acquistare i diritti commerciali dei giocatori di un club. Quando l’atleta viene ceduto ad un altro team, semplicemente, gli investitori ottengono una percentuale sul prezzo di vendita concordato tra le parti che spesso supera gli incassi introitati dalla società in cui militava il calciatore. Una pratica che ha sollevato preoccupazioni perché gli stessi potrebbero spingere le squadre a spostare un giocatore pur di realizzare grossi guadagni, in cui non mancano esempi da citare.

Una prassi che non ha attecchito dappertutto perché i campionati francesi, inglesi e polacchi sono gli unici campionati europei che, in realtà, vietano la proprietà di terze parti, almeno secondo un rapporto da parte di KPMG dell’anno scorso. Proprio in Inghilterra è stato sottolineato come i fondi desensibilizzino il flusso dei ricavi generati dal ‘player trading’.

La UEFA non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento su un vero e proprio ‘metodo’ che condiziona ampiamente le trattative tra società e spesso le indirizza ad uso e consumo. Ma una attacco è giunto da Gianni Infantino, segretario generale dell’UEFA, che ha fatto notare che”utilizzando calciatori come attività si sollevano poi questioni etiche e morali“, aggiungendo poi che i club potrebbero essere messi sotto pressione da parte degli investitori per muovere i giocatori in eventuali trattative e compravendite. Secondo Infantino, “le squadre dovrebbero contare solo su i loro fondi per poter acquistare giocatori”.

Dei 20 club francesi di serie A, solo ParisSaint Germain e Monaco non erano interessati a fare affari con Fairplay Capital, ha detto Pichonnier, aggiungendo che il fondo mira ad espandersi e ad operare in Italia, Germania e Belgio. Una prassi stimolata dal fatto che i club sono aperti a fonti di finanziamento alternative perché le banche sono spesso diffidenti nei confronti dei prestiti alle società a causa delle scarse performance finanziarie delle squadre di calcio, ha concluso Pichonnier.

La Premier League inglese invece ha vietato le third part ownership nel 2008, dopo che è emerso il West Ham cedette il controllo totale di Carlos Tevez agli investitori legati proprio ai fondi d’investimento. Il campionato non si è ancora pronunciato su una richiesta da Doyen Sports per l’approvazione del modello che si intende utilizzare in Francia, ha detto  il CEO di Doyen Sports Lucas. In un’intervista del maggio 2013, da parte sua, il CEO della Premier Richard Scudamore ha attaccato duramente gli investitori che detengono partecipazioni in diritti di trasferimento definendoli “schiavisti.”

Embelmatico il caso dello Sporting Lisbona, che il 14 agosto di quest’anno ha evidenziato come appunto il CEO di Doyen Sports, Lucas, avrebbe esercitato pressioni illegittimesul club per la cessione di Marcos Rojo allo United, dopo l’acquisizione di una quota del 75 per cento dei diritti di trasferimento del difensore argentino, incontrandosi poi con altre squadre interessate al giocatore pur di realizzare la compravendita.

Lo Sporting ha poi annullato la disposizione e cinque giorni dopo ha accettato l’offerta del Manchester United per 20 milioni di euro. La questione è finita in Tribunale: Lucas ha sostenuto una forte tesi difensiva dicendo che le accuse erano del tutto infondate,  e, infine, Doyen ha citato in giudizio lo Sporting per la rottura anticipata del contratto.

Una questione controversa che non mancherà di suscitare contrasti e dividere l’opinione di chi è nel settore: quanto e come incideranno i fondi nel calcio del futuro?

Fabio Colosimo

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