Cagliari da ieri in mano agli americani, anche se manca ancora la firma, ma ora bisogna pensare subito allo stadio: il rappresentante italiano del fondo Usa, Luca Silvestrone, dopo l’incontro di Miami con Massimo Cellino, sarà a Cagliari già da domani per incontrare il sindaco Massimo Zedda. Dovrà risolvere almeno due tipi di problemi: avere garanzie sulla disponibilità del Sant’Elia per il prossimo campionato e certezze sull’indicazione dello stadio in vista della scadenza con la Lega del 20 giugno. Secondo, occorrerà studiare un piano alternativo al Sant’Elia in caso di avvio dei lavori già dal prossimo torneo per il nuovo impianto disegnato dall’archistar Dan Meis.

Evitare l’esilio

Il primo traguardo da raggiungere è quello di evitare l’esilio fuori dalla Sardegna: il Fondo americano vuole che il Cagliari giochi nell’isola. In questi giorni tecnici del Comune e della Prefettura si stanno incontrando per esaminare la documentazione richiesta all’amministrazione quando la commissione aveva espresso parere favorevole al progetto da 16mila posti. Dalla Prefettura assicurano che a breve, una volta terminata questa fase, sarà convocata una nuova commissione di vigilanza. Secondo punto: il Comune ha dato la sua disponibilità per cercare intese con altri centro della Sardegna, Quartu in primis, per trovare una soluzione temporanea in caso di via ai lavori al Sant’Elia. E in questo caso ritornerebbe in ballo lo stadio di Is Arenas: è ancora in corso, infatti, la convenzione triennale tra il Comune di Quartu Sant’Elena e Cagliari. Il comune di Cagliari aveva commentato a Calcio&Finanza a caldo l’acquisizione del club sardo da parte del fondo Usa come una “trattativa tra privati che se dovesse andare in porto farebbe bene all città, alla regione e a tutti i suoi cittadini”.

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