Ilaria D'Amico Sky ItaliaCi sarebbe anche la scarsa competitività dei club italiani in Champions League dietro la strategia di Sky Italia, la piattaforma satellitare controllata dalla 21st Century Fox di Rupert Murdoch, di farsi (momentaneamente) da parte di fronte ai 700 milioni di euro messi sul piatto da Mediaset per assicurarsi l’esclusiva dei diritti di trasmissione (pay, free to air e su piattaforme multimediali) della massima competizione calcistica europea per club per il triennio 2015-2018.

Anche alla luce dello stato di salute del mercato televisivo italiano, specie quello delle pay tv (si veda la tabella), Sky Italia, che dall’agosto del 2011 è guidata dall’amministratore delegato Andrea Zappia e ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2013 con ricavi in crescita a 2,9 miliardi ma con una perdita di 48 milioni (a fronte di un utile superiore agli 85 milioni l’anno precedente) proprio a causa dell’incremento degli investimenti per l’acquisto dei diritti televisivi (1,46 miliardi, di cui 901 milioni per gli eventi sportivi, con una crescita del 18,7% anno su anno), avrebbe ritenuto poco conveniente tentare di superare l’offerta di Mediaset mettendo sul piatto più di quanto fatto dal gruppo di Cologno Monzese.

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Questo non solo perché l’investimento effettuato dal Biscione è superiore del 46% a quanto investito nel 2010 da Sky per aggiudicarsi i diritti della Champions per il triennio 2012-2015 (480 milioni), ma anche perché, visti gli attuali rapporti di forza economici, e dunque anche tecnici (come i lettori di Calcioefinanza.it ben sanno), tra i grandi club del vecchio continente, le probabilità che nei prossimi anni le squadre italiane possano andare fino in fondo nella massima competizione europea sono molto più basse che in passato.

Nonostante la Champions League rappresenti comunque uno dei prodotti di punta, se non il prodotto di punta per eccellenza, di una televisione a pagamento, con ciò che ne consegue in termini di nuovi abbonati, la minore competitività sul campo delle squadre italiane, con il rischio di un’uscita prematura dalla competizione, potrebbe avere un impatto negativo sull’audience e di conseguenza sia sugli abbonamenti sia sui ricavi pubblicitari.

I dati di ascolto sono lì a testimoniarlo. Solo per fare un’esempio la partita di ritorno degli ottavi di finale della scorsa edizione della Champions League giocata al Camp Nou tra Barcellona e Milan e vinta per 4-0 dai blaugrana è stata seguita in media sulle reti Sky (Sky Sport 1 HD e Sky Calcio 1 HD) da 2.157.819 spettatori medi complessivi, con il 7,2% di share e 3.284.789 spettatori unici (il miglior risultato di sempre per una partita degli ottavi di finale del torneo trasmessa su Sky).

Messi stende il Milan
Messi stende il Milan

Un risultato difficile da eguagliare senza squadre italiane in campo. La semifinale di ritorno tra Barcellona e Bayern Monaco, sempre trasmessa su Sky Sport 1 HD e Sky Calcio 1 HD il 1° maggio 2013, ha raccolto davanti alla tv “solo” 1.135.025 spettatori medi complessivi e 2.280.490 spettatori unici (con il 4,16% di share).

Questo non significa che Sky abbia deciso di fare a meno della Champions League. Con ogni probabilità, come già accaduto in Inghilterra, dove BSkyB si è seduta al tavolo con i rivali di Bt Sport (che con una maxi offerta da 1,2 miliardi di euro per il triennio 2015-2018 della Champions ha messo fuori gioco la tv britannica di Murdoch) per trovare un accordo che le permetta di non rinunciare a trasmettere una competizione sportiva così importante, è possibile che nei prossimi mesi Sky e Mediaset si possano parlare per trovare un accordo in grado di soddisfare entrambi gli operatori.

E questo accordo potrebbe essere ancora più globale rispetto a quello raggiunto nel 2010 tra i due concorrenti che attraverso lo scambio dei diritti tv per la Champions in mano a Sky con quelli relativi all’Europa League in mano a Mediaset si arrivò alla situazione attuale. Come hanno sottolineato martedì 11 febbraio gli analisti di Equita,  il gruppo televisivo controllato dalla famiglia Berlusconi potrebbe aver deciso di pagare un premio per acquisire i diritti in esclusiva della Champions solo perrendere più appetibile a un potenziale partner la propria piattaforma Mediaset Premium, anche nell’ambito di una sempre più probabile integrazione tra quest’ultima e la pay tv spagnola Digital Plus.

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