ligaLa Liga Nacional de Fútbol Profesional (Lfp) rilancia la propria sfida alla Uefa sul tema del third-party player ownership (Tpo), ovvero la partecipazione di fondi d’investimento specializzati (football fund) nella proprietà dei cartellini dei giocatori (che in gergo tecnico vengono chiamati diritti temporanei allo sfruttamento delle prestazioni sportive).

In un’intervista rilasciata al sito web specializzato Futbolfinanza.com, il presidente della Lfp, Javier Tebas, ha infatti ribadito che il ricorso allo strumento dei football fund, sebbene vada regolamentato per impedire eventuali distorsioni, potrebbe aiutare i club della Liga a ridurre i costi legati alla gestione dei calciatori e in particolare la quota di ammortamento a conto economico. In questo modo, secondo il ragionamento del numero uno della Liga, anche i club meno ricchi rispetto al Real Madrid e al Barcellona potrebbero evitare di cedere, solo per ragioni di bilancio, i loro migliori giocatori, contribuendo così a mantenere elevato il tasso tecnico del campionato spagnolo, che potrebbe pertanto spuntare contratti economicamente migliori con le televisioni.

«Se c’è un meccanismo che permette ai team di accedere a buoni giocatori bisogna usarlo», ha spiegato Tebas, non solo perché renderà la singola squadra migliore da un punto di vista tecnico, ma anche perché in questo modo il campionato diventa più spettacolare ed è pertanto possibile guadagnare maggiormente dalla commercializzazione dei diritti televisivi.

Il meccanismo del Tpo, assolutamente lecito e diffuso in America Latina e in particolare in Brasile, dove molti giovani campioni sono di proprietà di fondi di investimento, in Europa, fatta eccezione per il Portogallo, è per lo più vietata. Non esiste tuttavia una disciplina comune tra le varie federazioni, anche se da tempo il presidente della Uefa, Michel Platini, ha manifestato il proprio impegno per arrivare a una regolamentazione generale del fenomeno, tale da impedire la sua diffusione nel vecchio continente. «Se la Fifa non dovesse intervenire per mettere al bando questo sistema», aveva annunciato Platini lo scorso maggio, «interverremo a livello di Uefa».

Secondo il numero uno della Uefa, infatti, il fenomeno del Tpo, oltre che essere eticamente scorretto, consentirebbe ai club di aggirare, grazie alla riduzione dei costi di gestione non monetari (come appunto gli ammortamenti), il regolamento sul Fair Play Finanziario.

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