Il rendering del nuovo stadio Friuli dell'Udinese
Il rendering del nuovo stadio Friuli dell’Udinese

Per adesso si tratta ancora di una delle bozze che circolano insieme alla Legge di Stabilità e ai suoi emendamenti. Ma per lo meno dimostra che il governo, alle intenzioni espresse più volte dal ministro Graziano Delrio e del premier Enrico Letta, ha voglia di far seguire qualche fatto. Il tema è quello degli stadi: dal pacchetto di emendamenti alla Manovra firmati dall’esecutivo, ancora non definitivi, emerge che il fondo di garanzia per la costruzione, l’ammodernamento e l’acquisto di impianti sportivi (compresi gli stadi da parte di società o associazioni sportive) sarà integrato con 10 milioni nel 2014, 15 milioni nel 2015 e 20 milioni per il 2016. In tutto, dunque, 45 milioni in più.

Oltre a queste risorse, che certo non possono da sole fare la differenza vista l’arretratezza degli impianti italiani, la proposta ha come obiettivo di snellire la burocrazia, favorire gli investimenti privati e quindi la messa in sicurezza degli stadi. La proposta del governo, si legge nel testo anticipato dalle agenzie stampa ma non ancora depositato al Senato, vuole favorire “la realizzazione di nuovi impianti sportivi ovvero l’ammodernamento di quelli già esistenti con particolare riguardo alla sicurezza degli impianti sportivi e degli spettatori, attraverso la semplificazione delle procedure amministrative e la previsione di modalità innovative di finanziamento”.

Oltre agli stadi veri e propri, la proposta del governo mira a favorire la realizzazione di strutture che potranno accogliere cinema e negozi, ma anche palazzi. Di fatto, si riconosce che servono altri spazi commerciali “che risultino funzionali al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’intervento e concorrenti alla valorizzazione in termini sociali, occupazionali ed economici del territorio di riferimento”. L’apertura potrebbe essere totale, perché l’intervento urbanistico dovrebbe prevedere “uno o più impianti sportivi nonché insediamenti edilizi o interventi urbanistici entrambi di qualunque ambito o destinazione anche non contigui agli impianti sportivi”. Un lasciapassare che difficilmente non potrà suscitare obiezioni, visto che già in passato la destinazione delle aree vicine agli impianti oggetto di possibili interventi ha genrato polemiche.

L’iter burocratico per realizzare gli impianti sportivi prevederebbe prima un via libera al “pubblico interesse” del progetto presentato dal privato e quindi “previa, ove occorra, conferenza di servizi decisioria, approvazione entro il termine di 120 giorni” da parte del Comune. Nel caso in cui il piano “comporti varianti urbanistiche o valutazioni di impatto ambientale è approvato entro i 60 giorni successivi dalla regione. Il provvedimento finale “sostituisce ogni autorizzazione o permesso” e “determina la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’opera”.

Se i termini non venissero rispettati, per gli impianti con 4mila spettatori al coperto (o 20mila allo scoperto) potrebbe intervenire direttamente il governo a sbloccare l’eventuale impasse degli Enti locali. Se gli interventi sono da realizzare su aree pubbliche o su impianti pubblici già esistenti, stabilisce che il progetto venga realizzato attraverso una gara pubblica alla quale “il soggetto proponente assume la denominazione di promotore” e “nell’ipotesi in cui non risulti aggiudicatario può esercitare il diritto di prelazione” entro 15 giorni e “divenire aggiudicatario se dichiara di assumere la migliore offerta presentata”.

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