Francois Hollande in campo
Il presidente francese, Francois Hollande

I club della Ligue 1 si apprestano a salire di nuovo sulle barricate per bloccare l’introduzione della nuova versione della tassa di solidarietà eccezionale, proposta dal presidente francese Francois Hollande e che questa settimana approderà all’Assemblea nazionale per essere discussa.

Dopo la pronuncia del Consiglio di Stato del dicembre 2012, secondo cui al di là del 66,66% una tassa sui redditi assume un carattere “confiscatorio”, Hollande ha modificato la proposta originaria che prevedeva l’introduzione di un’aliquota del 75% sui redditi delle persone fisiche superiori ad 1 milione di euro. Ma anche nella sua nuova versione, che prevede che siano le imprese e non più i privati a farsi carico della tassa, la nuova imposta rischia di impattare pesantemente sui club della Ligue 1.

Secondo le stime elaborate dalla Ligue de football professionnel (LFP), la lega calcio transalpina, se la proposta di Hollande sarà approvata dall’Assemblea Nazionale, saranno 14 i club del massimo campionato francese ad essere colpiti dalla nuova imposta, seppur con gradazioni differenti. La simulazione della LFP indica infatti in circa 44 milioni di euro l’anno l’ammontare complessivo che i club dovranno versare allo Stato per via della nuova tassa. Di questi circa 20 milioni arriveranno dalle casse del Paris Saint-Germain, mentre i club più piccoli, come ad esempio il Guingamp e l’Ajaccio, saranno chiamati a versare poco più di 50mila euro.

Allo stato attuale non dovrebbero invece essere colpiti dalla nuova tassa 5 piccoli club, che non hanno tra le loro fila calciatori che percepiscono ingaggi superiori al milione di euro, ma anche il Monaco del magnate russo Dmitry Rybolovlev, che avendo sede nel Principato gode di una fiscalità agevolata. Non per niente lo scorso marzo i club aderenti alla LFP si erano espressi per introdurre nello statuto della lega una nuova regola, secondo cui a partire dalla stagione 2014/2015 potranno partecipare ai campionati di Ligue 1 e Ligue 2  solo ed esclusivamente “i club la cui sede e direzione effettiva si trova in Francia”. 

Tornando alla proposta Hollande, nei giorni scorsi c’è stata una dura presa di posizione da parte del presidente del Saint-Etienne, Bernard Caiazzo, il cui club ha chiuso l’ultima stagione con un attivo di 300 mila euro e che, nel caso la tassa dovesse essere introdotta, si troverà a pagare circa 1 milione di euro. “Mentre il sistema calcio francese ha accumulato perdite per 80 milioni, lo Stato non trova niente di meglio che imporre una nuova tassa pari al 5% del fatturato dei club” ha tuonato Caiazzo.

La battaglia contro la tassa di solidarietà non appare comunque ancora persa, visto che il peso della lobby del calcio francese è tutta’altro che ininfluente. Basti pensare che l’estate scorsa, sotto la pressione dei club, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha introdotto un tetto, pari al 5% del fatturato, ai contributi aziendali versati dalle società.