Parma, la situazione si fa sempre più complicata. Malgrado la squadra si stia impegnando con una retrocessione in Serie B già acquisita, nessuno sembrerebbe però esser intenzionato ad acquistare il club ducale.
Oggi, giorno della terza asta, non è giunta nuovamente nessuna offerta. A confermare tale situazione sono stati gli stessi curatori fallimentari del Parma Fc, Angelo Anedda e Alberto Guiotto, che alle 12 hanno comunicato che “nessuna offerta vincolante per l’acquisto è stata consegnata al notaio Giulio Almansi, designato dal giudice delegato Pietro Rogato a sovrintendere alle operazioni di vendita competitiva dell’azienda sportiva” della società.
Sempre nella stessa nota sulla situazione del club ducale, viene spiegato che, il nuovo termine per il deposito di offerte è fissato per il 22 maggio. “Secondo le modalità indicate dal disciplinare di gara appositamente predisposto – si legge ancora – il prezzo base per la terza procedura sarà ribassato del 25% rispetto a quello di euro 11,25 milioni previsto per la terza asta”.
Nel caso in cui, nemmeno per il 22 maggio, dovesse arrivare un’offerta che rispecchia quanto richiesto dai curatori fallimentari, l’unica speranza verrà risposta nell’ultima asta del 28 maggio, ultima occasione per formalizzare un’offerta che possa consentire al Parma di disputare il prossimo campionato di Serie B.
Il prezzo cala del 25% ad ogni tornata e nell’ultima, il prezzo per acquistare il club sarà di 6 milioni. Chi rileva il Parma, però, dovrà coprire i debiti sportivi per iscriversi entro il 30 giugno al campionato di B.
Questo ovviamente è il problema più grande in quanto il grosso dei debiti sportivi del Parma sono gli stipendi pregressi dell’immenso parco calciatori, circa 63 milioni su 78. L’obiettivo dei curatori sarebbe quello di arrivare in totale a 20-25 milioni di debito in modo tale da agevolare il nuovo proprietario. Cosa alquanto non semplice ma possibile.
In tutta questa vicenda, c’è un passaggio tecnico non trascurabile: la surroga di chi acquisterà il Parma nei crediti dei giocatori. Sono crediti privilegiati da far valere nel fallimento, sperando in un riparto. È un potenziale «rientro», stimabile in 20 milioni, che andrebbe ad aggiungersi al «paracadute retrocesse», cioè i 12,5 milioni che saranno liquidati alla prima partita di serie B.