Il presidente Atelli (Commissione bilanci società) a CF sul caso Manchester City: «L'indipendenza dei controlli è fondamentale»

Il presidente della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico-finanziario delle società sportive professionistiche ha analizzato il caso che ha sconvolto la Premier League.

Massimiliano Atelli caso Manchester City
L'OPINIONE DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE INDIPENDENTE
(Foto: Getty Images per Commissione vigilanza sport professionistico)

Calcio e Finanza ha ricevuto una riflessione del Presidente della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico finanziario delle società sportive professionistiche, Massimiliano Atelli, sul caso Manchester City. Che pubblichiamo con grande piacere.

Il terremoto che sta scuotendo la Premier League dopo che il Manchester City è stato riconosciuto responsabile, in primo grado, di irregolarità finanziarie per un valore complessivo di 921 milioni di sterline, pari a poco più di 1 miliardo di euro, pone diverse questioni, sia di carattere retrospettivo che di carattere prospettico.

Retrospettivamente, è essenziale ricordare che le contestazioni riguardano il periodo compreso tra il 2009 e il 2018, anni nei quali il Manchester City ha conquistato sette trofei di primo piano, in UK: tre campionati di Premier League e quattro coppe nazionali. Gli altri club britannici non hanno preso bene la notizia di queste irregolarità: si prospettano possibili pene sportive severe per il City, non si esclude la retrocessione in Championship o la revoca dei titoli vinti.

Sempre retrospettivamente, va fatto notare che le contestazioni sono state mosse a partire dal 2023 (dunque, prima della nascita, nel 2025, dell’IFR, il nuovo organismo statale con ampi poteri, dai controlli sugli assetti proprietari dei club sino all’assegnazione delle licenze per partecipare al nuovo campionato), e che ad occuparsi della vicenda è stato chiamato un organo giudicante molto particolare, ovvero una commissione apposita, contraddistinta da una aggettivazione eloquente: “indipendente” (nel senso che i suoi componenti non sono stati indicati dalla Premier League e dai club membri, bensì da un organo “terzo”).

Delle 115 contestazioni iniziali, 114 sono uscite confermate, in primo grado. Data l’importanza, sia sportiva che finanziaria, della vicenda, vi sarà con tutta probabilità un seguito di contenzioso, e non è neppure possibile escludere che entrino in gioco le diplomazie internazionali.Cosa rischia il Manchester City(Foto: Carl Recine/Getty Images)

È presto, dunque, per tirare conclusioni definitive (anche se alcuni analisti tracciano scenari nei quali la crisi reputazionale che fatti di questo genere possono generare non soltanto su singoli club bensì su un intero movimento calcistico nazionale, potrebbe, quantomeno nel breve periodo, favorire spostamenti dell’attenzione, e di capitali, verso altri Paesi), ma è invece, certamente, il momento di farsi alcune domande.

Tre, in particolare: possiamo pensare, alla luce dell’indagine sul City svoltasi nell’intervallo di tempo intercorrente fra il 2023 e il 2025 (anno della nascita di IFR), che quest’ultima sia stata casuale? Visto che la legge che ha istituito l’IFR ha avuto il sostegno anche della federazione britannica, è legittimo pensare che si sia visto nella sua creazione un necessario presidio di credibilità finanziaria e sportiva del sistema, di cui dotarsi senza indugi? E infine, se l’organismo che ha condotto l’indagine sul City, arrivando a una decisione di primo grado, non avesse avuto le caratteristiche di “indipendenza” che lo distinguono, avrebbe avuto realmente la forza e la possibilità di innescare questo scossone dal quale, traendone i necessari insegnamenti, il calcio inglese potrà uscire, in prospettiva, ancora più forte?