La stagione 2026/27 è ufficialmente iniziata con le partite di Coppa Italia e questo fine settimana vedrà il via a Serie A, B e C. Con il ritorno in campo ci sono anche diverse novità per quanto riguarda il mondo arbitrale con nuove norme recepite dall’AIA che sono già state viste agli ultimi Mondiali.
Inoltre, questo sarà un anno di cambiamenti per l’Associazione Italiana Arbitri che il prossimo 10 ottobre si riunirà per scegliere il nuovo presidente, dopo le dimissioni di Antonio Zappi per via della conferma dei 13 mesi di inibizione che di fatto ha fatto decadere la sua nomina. Una nuova era che è però già iniziata con l’introduzione della figura del Direttore tecnico arbitrale che è ricoperta da Domenico Messina.
«Vogliamo arbitri coraggiosi – ha dichiarato Messina al La Gazzetta dello Sport in vista dell’inizio dei campionati –. Quando sei deciso e sicuro, beh, fai la tua scelta, agisci. Chiedo il coraggio di decidere anche e soprattutto quando una decisione costa, nel senso che se esiste un rigore al novantesimo contro la squadra di casa si dà. Niente paura. Mai». Si tratta di un ritorno a casa per il Dt degli arbitri, visto che negli ultimi tre anni è stato alla direzione dei direttori di gara in Serbia. «Tre anni belli anche se poi con la famiglia lontana non facili – commenta Messina –. L’incarico mi ha permesso di poter scegliere una squadra all’altezza. La condivisione e la fiducia mostratemi da Malagò hanno fatto il resto nel voler tornare».
Sul nuovo ruolo: «Non c’è solamente l’evidenza di separazione fra parte politica e sportiva. Parteciperò a raduni, incontri, alle call, faremo incontri settimanali: servono linee chiare per tutti mutuate dalla UEFA, non è normale che ci siano linee differenti fra gare italiane ed estero. Uniformità? Utopia ma si può cercare di ridurre le differenze di giudizio». Sulle direttive della UEFA con il capo arbitri Rosetti che chiede più decisioni di campo e meno VAR: «La UEFA si è resa conto che negli ultimi tempi il VAR è andato alla deriva rispetto ai canoni e allo spirito iniziali. Bisogna tornare a una formula semplice, del chiaro ed evidente errore: si usa quando serve. Non serve il microscopio o fare i ricercatori. Il VAR è un po’ come un angelo custode ma non deve ri-arbitrare la partita, deve solo ripristinare la verità del campo. Orsato? È la persona giusta. Ha il fuoco addosso. Ed è un trascinatore».
Messina nel 2015 fu protagonista di un appello abbastanza insistente per l’utilizzo della tecnologia: «In una gara fra Samp e Palermo ci fu un gol non visto. Tiro, traversa, rete e il gol non venne dato. Era impossibile da vedere. Da lì a poco, fors’anche per la mia presa di posizione, nacque la Goal line technology». Sulle nuove regole: «Le regole evolvono perché gli allenatori o comunque il mondo del calcio giocato trova escamotage e stratagemmi per, mi passi il termine, aggirarli. Che siano perdite di tempo o altre cose. E allora il regolamento cambia».
Sugli arbitri italiani: «Chiedo anche che si divertano. Quindi di avere il piacere di arbitrare. E poi serve rispetto, educazione, professionalità ed entusiasmo. E rispetto dell’etica: se qualcuno sbaglia pagherà. Inchiesta arbitri? Ho sentito Gianluca Rocchi. Mi dispiace per il Gianluca uomo, perché passare certe situazioni non è facile. Ai tempi di Calciopoli ero ovviamente turbato, ho passato notti insonni almeno inizialmente, sembrava fossimo tutti corrotti. Ma ero preoccupato non per me, perché sapevo di non aver fatto nulla di male, bensì per la mia famiglia. Ed è qui che capisco cosa ha provato Rocchi».
Infine un commento sulla iscrizione di ex calciatori al corso degli arbitri in Inghilterra: «Non credo basti fare un corso per diventare arbitro o un Video Match Officials, perché sennò non si spiegherebbe che da noi un ragazzo ci mette quasi vent’anni ad arrivare a certi livelli, il tutto dopo tanti passaggi inevitabili, corsi compresi. Diciamo che tecnici e calciatori possono aiutarci a capire quelle dinamiche di gioco che noi studiamo già. Ex giocatori al Var? Mi pare complicato».