Un giudice federale della California ha ordinato a Paramount Skydance – società partecipata dalla RedBird di Gerry Cardinale, proprietario del Milan – e a Warner Bros. Discovery di sospendere temporaneamente la fusione da 110 miliardi di dollari mentre prosegue il procedimento avviato da 12 Stati americani che contestano l’operazione per presunti rischi anticoncorrenziali.
Le due società non potranno perfezionare l’accordo per almeno 14 giorni, fino a una nuova udienza fissata per il 3 agosto, quando il tribunale esaminerà la richiesta di un’ingiunzione preliminare che potrebbe impedire la chiusura della transazione fino alla decisione definitiva. Nella sua ordinanza, il giudice ha affermato che gli Stati ricorrenti hanno sollevato «serie questioni» sul possibile carattere anticoncorrenziale della fusione e che «l’equilibrio degli interessi e l’interesse pubblico pendono nettamente a favore degli Stati ricorrenti». La scorsa settimana 12 Stati, guidati dalla California, avevano citato in giudizio le due società per bloccare l’operazione, sfidando direttamente il dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump, che aveva approvato la fusione il mese scorso.
Il nuovo gruppo, nato dopo il ritiro di Netflix dalla corsa per l’acquisizione di Warner Bros., controllerebbe un vasto portafoglio di attività, tra cui Cnn, Warner Bros. Pictures e la piattaforma di streaming Hbo Max. La vicenda ha assunto anche una dimensione politica, dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato pubblicamente che avrebbe valutato personalmente l’operazione, mentre resta incerto il futuro di Cnn, emittente spesso criticata dal presidente.
Il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha sostenuto che l’unione di due dei cinque principali distributori cinematografici di Hollywood comporterebbe «prezzi più alti, qualità inferiore e meno contenuti» per il pubblico. «La California e gli altri Stati stanno lottando per mercati liberi ed equi, non per mercati truccati. In America non ci sono re né nel governo né nell’economia», ha dichiarato Bonta. Alla causa hanno aderito anche Arizona, Colorado, Connecticut, Massachusetts, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon e Washington, tutti guidati da governatori democratici. Paramount ha respinto le accuse, sostenendo che la fusione favorirebbe la concorrenza nel settore dei media. «L’effetto pratico di questa causa è proteggere le piattaforme di streaming dominanti, come Netflix, e le grandi aziende tecnologiche dalla concorrenza di cui hanno bisogno», ha affermato un portavoce della società.
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