Il calcio spagnolo è in festa per la vittoria del secondo Mondiale della sua storia. E dagli Stati Uniti non è arrivata solamente la dimostrazione della livello raggiunto dalla squadra di Luis de la Fuente – ora campione del Mondo oltre che d’Europa – ma anche l’unità delle istituzioni calcistiche spagnole. Al vertice di questa piramide c’è Javier Tebas, che non ha risparmiato critiche al numero uno della FIFA Gianni Infantino,
«La FIFA sistema le cose come vuole, per ciò che vuole, per i suoi interessi, non certo per il calcio – ha esordito Tebas in un’intervista a La Gazzetta dello Sport parlando dell’introduzione dell’hydration break –. E quindi se hanno bisogno di 27 minuti di intervallo li fanno. Le pause di idratazione sono una menzogna. Noi in Liga le abbiamo, ma quando fa caldo davvero. Qui i campi di Dallas, Los Angeles, Atlanta avevano l’aria condizionata, in tribuna mi sono dovuto mettere il maglione. Era una menzogna, una pausa per la pubblicità. E poi c’è stato il caso Balogun».
«Questa è stata la dimostrazione che siamo governati da un’istituzione che fa e decide ciò che vuole quando vuole, seguendo solo i propri interessi senza pensare, non dico consultare, al resto del calcio – ha continuato Tebas –. E in tanti casi agisce danneggiando il calcio. È difficile poter cambiare le cose, perché nel sistema ci sono complici attivi, che collaborano con questo tipo di decisioni, e compici passivi, che restano in silenzio, non denunciano e non fanno niente per impedire che certe cose si ripetano. Criticano il sistema al bar prendendo un caffè, o al telefono in conversazioni private, però poi non fanno nulla per porre fine a tutto questo. La sospensione della squalifica al giocatore americano (Balogun, ndr) è una cosa di una gravità assoluta: hanno avuto fortuna perché il Belgio ha eliminato gli USA, perché altrimenti si poteva creare un caso che poteva costare il posto a Infantino. Visto che ha vinto il Belgio sono riusciti a sotterrare la cosa. Ma queste cose rappresentano solo la punta dell’iceberg. La sentenza sulla Superlega ha dato tantissimo potere alla FIFA e alla UEFA, ha confermato il loro monopolio. Però questo monopolio dovevano usarlo per lavorare con i vari protagonisti della nostra industria e per il bene del calcio, con trasparenza generale e regolamentaria, con decisioni consensuali. Non per fare ciò che sta facendo la FIFA. Noi abbiamo denunciato più volte il tema del calendario. E ora vogliono fare un Mondiale a 64 squadre».
Questa ipotesi è sempre più concreta in vista dell’edizione 2030, che la Spagna co-organizzerà con Portogallo, Marocco con alcune partite che saranno disputate anche in Argentina, Uruguay e Paraguay, per celebrare i 100 anni dalla prima edizione della Coppa del Mondo, disputata in Uruguay e vinta proprio dalla Celeste. «Aumentare il numero di nazionali non ha senso – commenta seccamente Tebas –. L’industria del calcio non è solo il Mondiale, che è l’evento più importante ma non tutto può girare attorno alla Coppa del Mondo. Sono le competizioni nazionali a sostenere il calcio. Stanno distruggendo l’industria del calcio, quella che genera decine di migliaia di posti di lavoro per un evento che dura 40 giorni e al quale va la minoranza di giocatori. Ci sono i migliori? Chiaro, ma ci sono anche nei nostri campionati. Ci vogliono meno nazionali e più protezione al calcio nazionale, a tutti i livelli. Non si rendono conto, decidono in maniera irresponsabile».
Infine un commento su Infantino: «Secondo me penso debba lasciare, ha fatto il suo tempo. Però ha l’appoggio del sistema, delle federazioni, non c’è molto altro da aggiungere. Non c’è un candidato di opposizione, nessuno vuole presentarsi per perdere. Questo è il sistema, ed è un sistema malato alla fonte. Non dovrebbe restare però lo stato delle cose fa sì che non se ne vada. In questi giorni qui in America ho sentito tanta gente contraria a Infantino, che non è d’accordo con ciò che fa. Lo dicono, però poi non fanno nulla. Non so è peggiore il silenzio o la complicità, perché chi sta zitto è perfettamente cosciente del danno che sta subendo il calcio».