TIM torna in attivo dopo cinque anni: utile di mezzo miliardo nel bilancio 2025

Il risultato della compagnia telefonica è spinto dall’andamento della controllata in Brasile e dal rimborso del canone concessorio del 1998.

TIM bilancio 2025
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TIM torna a chiudere un intero esercizio in utile dopo cinque anni. Il consiglio di amministrazione del gruppo di telecomunicazioni guidato dall’amministratore delegato Pietro Labriola ha approvato il bilancio consolidato 2025 e il progetto di bilancio separato di TIM Spa, confermando il ritorno ai profitti. 

Il gruppo – che per anni è stato title sponsor del campionato di Serie A e che tutt’ora vanta partnership con diversi club, tra cui Inter e Milan – ha archiviato l’esercizio con un utile netto consolidato di 519 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto alla perdita di 364 milioni registrata nel 2024. Il risultato include 157 milioni di proventi non ricorrenti, legati soprattutto a partite straordinarie. 

Al netto della quota di utile di 222 milioni di euro attribuibile alle minoranze di TIM Brasil — controllata al 67% — il risultato netto di competenza dei soci della controllante si attesta a 297 milioni di euro, contro il rosso di 610 milioni del 2024. 

Ricavi in crescita e debito in forte riduzione 

I risultati operativi del gruppo mostrano un miglioramento diffuso. I ricavi consolidati hanno raggiunto 13,7 miliardi di euro, in crescita del 2,7% su base annua, mentre l’Ebitda after lease è salito a 3,7 miliardi, con un incremento del 6,5%. Sul fronte finanziario prosegue il percorso di riduzione dell’indebitamento dopo la cessione della rete. Il debito netto after lease è sceso a 6,9 miliardi di euro, segnando un calo significativo rispetto all’anno precedente. 

Rimane invece ancora negativo il risultato netto della capogruppo TIM pa, sostanzialmente sovrapponibile alle attività domestiche del gruppo: il 2025 si chiude con una perdita di 155 milioni di euro, comunque in netto miglioramento rispetto al rosso di 1,2 miliardi registrato nel 2024. 

Il contributo decisivo di Tim Brasil 

A sostenere i conti del gruppo continua a essere soprattutto il business brasiliano. TIM Brasil ha infatti chiuso il 2025 con un utile netto normalizzato di circa 700 milioni di euro, confermandosi il principale motore di redditività del gruppo. Nel corso dell’anno si è inoltre rafforzata la dinamica dei risultati trimestrali. Dopo il ritorno all’utile nel terzo trimestre, quando il gruppo aveva registrato 23 milioni di utile di competenza dei soci della controllante, l’ultima parte dell’anno ha mostrato un’ulteriore accelerazione: nel quarto trimestre TIM ha riportato profitti per 473 milioni di euro. 

L’impatto delle partite straordinarie 

Il risultato dell’esercizio è stato influenzato anche da alcune componenti straordinarie. Tra queste spicca il rimborso del canone concessorio del 1998, pari a poco meno di un miliardo di euro, relativo a un importo pagato circa 27 anni fa e ritenuto non dovuto. 

Tra gli elementi negativi figurano invece: 

  • la modifica della durata dei costi di acquisizione e attivazione dei clienti di rete fissa, con un impatto negativo di circa 600 milioni di euro; 
  • l’adeguamento al presunto valore di realizzo di Telecom Italia Sparkle, che ha inciso per circa 115 milioni. 

Anche escludendo queste componenti non ricorrenti, il gruppo sarebbe comunque tornato in utile: circa 362 milioni a livello operativo, di cui circa 140 milioni attribuibili ai soci della controllante. 

Assemblea il 15 aprile e buyback da 400 milioni 

Il consiglio di amministrazione ha inoltre convocato l’assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti per il 15 aprile. Oltre all’approvazione del bilancio 2025, i soci saranno chiamati a esprimersi su diversi punti chiave. 

Tra questi: 

  • le politiche di remunerazione e i piani di incentivazione di lungo termine 2026-2028; 
  • il programma di buyback fino a 400 milioni di euro, annunciato dopo il closing relativo a Sparkle; 
  • il raggruppamento azionario nel rapporto di 1 nuova azione ogni 10 esistenti, operazione che ridurrà il numero complessivo dei titoli a 2.135.725.819. 

L’assemblea si terrà solo tramite il rappresentante designato dalla società, modalità che ha suscitato le proteste dell’associazione dei piccoli azionisti ASATI. Il raggruppamento rappresenta inoltre il secondo passo nel processo di semplificazione della struttura del capitale, dopo l’avvio dell’iter per la conversione delle azioni di risparmio, già autorizzata dall’assemblea a fine gennaio. 

Nuovo piano industriale dopo l’estate 

Per conoscere il nuovo piano strategico bisognerà invece attendere ancora qualche mese. Il gruppo ha annunciato che il Capital Markets Day sarà organizzato nel secondo semestre del 2026, quando verrà presentato al mercato il nuovo piano industriale. 

Il progetto terrà conto sia della conversione delle azioni di risparmio sia dei principali dossier industriali ancora in valutazione, tra cui la definizione delle possibili sinergie con Poste Italiane. Commentando i risultati, l’amministratore delegato Labriola ha sottolineato come il 2025 abbia rappresentato «un altro passo decisivo nel percorso per rendere TIM n’azienda normale, operativamente disciplinata, strategicamente coerente e finanziariamente prevedibile». 

Sul fronte della sostenibilità, il gruppo ha inoltre superato i propri obiettivi annuali, con progressi nell’efficienza energetica delle infrastrutture, nell’equilibrio di genere nelle assunzioni e nello sviluppo di servizi digitali per la transizione ambientale della pubblica amministrazione. In Italia, inoltre, l’azienda ha raggiunto l’approvvigionamento elettrico al 100% da fonti rinnovabili certificate, traguardo già ottenuto in Brasile dal 2021. 

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