Inizia a delinearsi l’operazione che dovrebbe portare Leonardo Maria Del Vecchio il primo azionista di Delfin, la cassaforte a capo di EssilorLuxottica e di un ricco pacchetto di partecipazioni finanziarie in banche e assicurazioni tra cui Mps (17,5%), Generali (10%) e Unicredit (2,7%).
Secondo quanto riporta l’edizione odierna de Il Sole 24 Ore, al fianco del giovane imprenditore, nel ruolo di advisor e come banca capofila per il financing, c’è Citigroup. Questa è la certificazione della portata di tale operazione, visto che va ricordato come Delfin abbia un NAV (Net Asset Value) intorno ai 46 miliardi di euro. Senza dimenticare il complesso apparato ereditario dell’impero fondato da Leonardo Del Vecchio e diviso fra gli otto eredi: i figli Claudio, Paola, Marisa, Leonardo Maria, Luca e Clemente e la moglie Nicoletta Zampillo insieme al primo figlio di lei, Rocco Basilico.
Quello ideato da Leonardo Maria Del Vecchio è uno dei più concreti tentativi di concludere una questione legata all’eredità che dura da quasi quattro anni. In questo senso l’attuale Chief of Strategy Officer di Essilux, e presidente del marchio Ray Ban, ha inviato alla Delfin la proposta di esercizio della prelazione e dunque la volontà di rilevare il 12,5% a testa dei fratelli Luca e Paola. Una opzione che rispetta appieno lo statuto in vigore, sfruttando la volontà dei due di trasferire le loro partecipazioni in una società personale.
Da qui l’accelerazione voluta da Leonardo Maria che, se perfezionata, lo porterebbe a essere il primo azionista di Delfin con un pacchetto complessivo di azioni pari al 37,5% con le quote di Luca e Paola che, sulla carta, varrebbero 11 miliardi in totale. Le questioni centrali in questo passaggio di quote sono due: il prezzo delle quote in questione e le garanzie sulla distribuzione di dividendi da parte di Delfin, essenziali ai fini della copertura dell’operazione stessa.
Per quanto riguarda il prezzo, le trattative fra i tre fratelli procedono e non sembrano ci siano grossi problemi. L’obiettivo di Leonardo Maria Del Vecchio è quello di trovare una formula che tenga conto dello sconto sul NAV generalmente applicato in operazioni di questo tipo (tra il 10 e il 20%) e soprattutto di un valore di riferimento che sia calcolato sulla base di una media dei prezzi in un arco di tempo temporale preciso. Si tratta di vedere, a questo punto, se le parti troveranno un accordo sul valore in questione. Al momento c’è solo l’accettazione della prelazione da parte di Luca e Paola.
L’altro elemento, indispensabile per la buona riuscita dell’operazione, è evidentemente la certezza sullo sblocco effettivo dei dividendi della finanziaria, finora congelati a causa del mancato accordo tra gli azionisti. Finora, infatti, le maggioranze previste dallo statuto di Delfin hanno bloccato la distribuzione di cedole più generose. Per passare il test dell’assemblea c’è infatti bisogno del voto favorevole di sei soci sugli otto complessivi rappresentati dai figli dell’imprenditore. Una formula che, nel caso in cui Leonardo Maria Del Vecchio rilevasse le quote dei fratelli, potrebbe essere di fatto superata, visto che nelle sue mani finirebbero tre voti su otto.
Infine, sullo sfondo rimane il piano di quotazione di Delfin su cui si sta lavorando da tempo e che, secondo alcune fonti, contempla diverse possibilità. Portare in Borsa la finanziaria avrebbe il vantaggio di rendere più liquide le posizioni degli azionisti, con maggiori margini di manovra. Ma l’impressione è che una operazione di questo tipo possa vedere la luce solo dopo il completamento del riassetto azionario, che potrebbe essere definito nel giro di sei mesi.